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La Storia come l’Acqua

Cavaglion Torno sugli appelli degli intellettuali. Non ancora (e spero non più) sugli appelli pro o contro Israele. Vorrei parlare oggi dell’appello in difesa della Storia sponsorizzato da “Repubblica”. La Storia viene paragonata all’Acqua “bene comune”. Si chiede che la prova di storia venga ripristinata negli scritti dell’esame di Stato delle scuole superiori; che le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente ridotte; che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani. Delle tre richieste solo la prima è vera. Le altre sono aspirazioni verbali. Con le poche ore a disposizione conosco bravi insegnanti di scuole superiori che compiono miracoli e altrettanti bravi docenti universitari che favoriscono la ricerca storica (a studenti più o meno giovani ha poca importanza). È saltato il tema di storia nell’esame di Stato, questo è vero, ma nello sfacelo generale della Maturità siamo sicuri che davvero sia questo il male maggiore? Che dovrebbero dire i bravi docenti di Italiano che pure non mancano e fanno miracoli: hanno visto raddoppiate le sempre più stolide talora demenziali domande poste in calce ora non più soltanto ad una ma addirittura a due analisi del testo? Meglio niente di Storia che una simile, duplicata umiliazione per i versi di Saba o la prosa di Pirandello. Non varrebbe la pena accanirsi sull’astrattezza fumosa di questo appello se non dispiacesse vedervi coinvolta una persona come Liliana Segre, evidentemente mal consigliata da chi le ha parlato della scuola senza conoscerla. Molti dei firmatari temo abbiano poca pratica delle aule: magari hanno scritto dei manuali e promosso dei laboratori didattici, ma sfugge loro il senso profondo di un dialogo reale e quotidiano con i ragazzi. Sfugge soprattutto ai firmatari che se i ragazzi giocano sui binari di Auschwitz o deturpano le lapidi ciò è stato reso possibile da una consolidata pratica che negli ultimi decenni ha privilegiato variopinte e ghiottissime forme di narrazioni del passato: la storia dei sentimenti, del tempo libero, del cibo, del gioco, da ultimo la storia come pura narrazione autobiografica, la ego-storia, a danno dell’unica storia che invece andrebbe rivalutata e rafforzata e cioè la mai abbastanza lodata storia politica. Così come è stata in questi anni insegnata nelle scuole si capisce allora, senza bisogno di firmare l’appello, che la Storia non ha potuto lasciare un segno, una traccia. In questo i firmatari hanno colto la metafora giusta. Dalle cattedre alle menti dei discenti la lezione della Storia è scivolata via come l’Acqua. Con gli esiti elettorali che sono davanti agli occhi di tutti.

Alberto Cavaglion

(8 maggio 2019)