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La mostra – “Italia ebraica, una trama a colori”

La lavorazione dei tessuti è tra le più antiche forme d’arte e, in campo ebraico, fin dai tempi biblici i tessuti sono stati presenti e protagonisti. 
Nel bene e nel male, nelle vicende di compiuta integrazione ma anche in quelle di maggior criticità, l’arte del tessuto si è imposta come perno espressivo e come testimonianza imprescindibile di vitalità e costituisce oggi una chiave di lettura preziosa per comprendere secoli e millenni di storia. 
La mostra “Tutti i colori dell’Italia ebraica. Tessuti preziosi e stoffe dall’antica Gerusalemme al prêt-à-porter moderno”, curata da Dora Liscia Bemporad e Olga Melasecchi (direttrici rispettivamente dei Musei ebraici di Firenze e Roma) e inaugurata quest’oggi nelle Gallerie degli Uffizi, ne è un efficace esempio. Un percorso che dagli ornamenti del Tempio di Salomone accuratamente descritti nella Bibbia ci porta fino a Emanuele Luzzati, Maestro del disegno contemporaneo, ottenendo la ribalta prestigiosa del più importante museo italiano. 
“Siamo di fronte a una rassegna di amplissimo respiro su un tema mai affrontato prima in una grande mostra e che già da tempo meditavo di realizzare, finché gli Uffizi e un gruppo di specialisti d’eccezione lo hanno reso possibile” racconta il direttore delle Gallerie Eike Schmidt.
Un’occasione di conoscenza rara, con il visitatore che – afferma il padrone di casa – “rimarrà sorpreso dalla varietà e ricchezza degli oggetti esposti, spesso mai visti prima, che spaziano dai solenni parati liturgici ai doni diplomatici, dagli abiti ai ricami, dai ritratti al prêt-à-porter e molto altro”. Per Schmidt queste sono “le fitte, preziose trame del popolo ebraico in Italia”.
Sacro e profano, storia di un popolo e cronaca familiare. Un intreccio che disegna trame “che trovano il filo conduttore nella predilezione per questi manufatti, rivelandoci inoltre le ragioni per cui spesso gli ebrei ne furono e ne sono collezionisti esperti e studiosi competenti”.
“I preziosi paramenti cerimoniali – spiega Dario Disegni, presidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia – rappresentano una delle poche forme di espressione artistica che la popolazione ebraica ha potuto praticare direttamente e ci rammentano le rigide restrizioni a cui essa fu soggetta all’epoca dei ghetti, quando il commercio di stracci e tessuti usati costituiva una delle pochissime attività consentite agli ebrei. Quest’antica consuetudine si tradusse poi, con l’emancipazione, nel collezionismo di opere tessili, nonché nell’imprenditoria e nel design di questo settore”. Grazie alla mostra, ha poi osservato Disegni, “si ricongiungono opere affini per tecnica, epoca o provenienza, che nel tempo sono tuttavia andate smembrate tra le collezioni di prestigiosi musei in tutto il mondo”. Con l’occasione inoltre unica offerta ai depositi delle comunità italiane di dar visibilità “a opere straordinarie, tuttora vissuta, talvolta inedite e talaltra appositamente restaurate”.
Otto le sezioni in cui è suddivisa la mostra, che nel comitato scientifico ha potuto contare anche sul supporto di Alberto Boralevi, Alessandra Di Castro e rav Amedeo Spagnoletto, che partono dai tempi del sommo sacerdote Aronne e arrivano fino alla moda del Novecento e dell’imprenditoria tessile moderna, passando da temi quali il ruolo della scrittura come motivo decorativo, l’utilizzo dei tessuti per gli addobbi delle sinagoghe, il ricamo come lavoro segreto e il ruolo della donna. E poi il tessuto come forma di affermazione sociale degli strati più abbienti delle comunità ebraiche, che non esitarono ad apporre stemmi negli arredi per le sinagoghe, i legami commerciali e familiari con i paesi del Mediterraneo, e le conseguenti contaminazioni nello stile dei manufatti.
Circa 140 le opere esposte tra arazzi, stoffe, addobbi, merletti, abiti, dipinti e altri oggetti di uso religioso e quotidiano. Ad emergere, viene spiegato, “un ebraismo attento alla tradizione, ma anche giocoso, colorato, ricco di simboli”.
“Dopo le poche esposizioni promosse per intenti propagandistici prima della seconda guerra mondiale – sottolineano le curatrici – i tessuti non sono mai stati in primo piano e, se esposti, subordinati ad altre categorie, pittura e scultura in primis, a meno che non si trattasse di grandi cicli di arazzi ritenuti da sempre tangenti alle arti maggiori. Qui per la prima volta i tessuti, e in particolare quelli ebraici, sono protagonisti di una esibizione accolta negli ambienti delle Gallerie degli Uffizi”. Un percorso, quello realizzato, “che non solo valorizza l’indubbia bellezza degli intrecci e dei ricami in quanto oggetti d’arte, ma che li contestualizza nella loro tradizione biblica, li interpreta dal punto di vista iconografico, li analizza nelle loro strutture e decorazioni all’interno della storia degli ebrei italiani, che dei tessuti furono anche importanti collezionisti, fino ad arrivare ad alcune delle maggiori firme nel campo della moda”.
Più di un pensiero è andato a Daniela Di Castro, indimenticabile direttrice del Museo ebraico romano che per prima ebbe l’idea di un’esposizione di questo genere. Un impegno proseguito nel suo nome dalla sorella Alessandra, presidente della fondazione dedicata al museo capitolino. “Oggi viviamo una grande emozione, per una mostra che toglie il fiato” le parole di Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma. “È una giornata – ha poi aggiunto – che voglio dedicare alla memoria di Daniela Di Castro, una figura che per tutti noi, ebrei e non, ha rappresentato tantissimo. Quando iniziò a pensare a un progetto del genere, credo che mai si sarebbe immaginata una concretizzazione del genere. Un traguardo davvero significativo”.
Tre anni di lavoro a monte, ha spiegato Dureghello, “per un’idea trasformatasi in meravigliosa realtà, con il contributo sempre prezioso di chi ha collaborato a questo straordinario risultato”.

(26 giugno 2019)