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Dreyfus

gadi luzzatto vogheraLa prossima settimana si tornerà a parlare parecchio di antisemitismo. Per fortuna l’occasione sarà quella di un evento culturale e non dell’ennesimo atto provocatorio. Uscirà nelle sale cinematografiche il film di Roman Polanski “J’accuse” che la distribuzione italiana ha voluto titolare chissà perché “L’ufficiale e la spia”, quasi che si trattasse di un noire. Chi ha potuto vederlo alla mostra del cinema di Venezia dice che si tratta di un ottimo prodotto culturale e artistico. Confidiamo di poterlo confermare. Nel frattempo ci preme sottolineare che il tema trattato è quantomai attuale. Con l’affare Dreyfus l’Europa intera si trovò a fare i conti con il linguaggio d’odio tradotto nella pratica politica. Allora non c’erano i social media. Al loro posto i giornali quotidiani erano la palestra di uno scontro totale, nel quale l’utilizzo di false rappresentazioni dell’avversario, di caricature, di titoli ad effetto furono la fonte alla quale si abbeverò un’intera generazione di cittadini. L’antisemitismo come arma politica divenne allora e sempre più una pratica quotidiana che preparò il terreno agli esiti cui si dovette assistere all’epoca delle persecuzioni fasciste e naziste. Allora fu la forza di alcuni settori della società civile a denunciare l’uso distorto delle parole e della storia e ad ottenere una vittoria della civiltà giuridica e del diritto sulla prevaricazione violenta delle parole e delle azioni. Un grande insegnamento per provare a curare le nostre miserie quotidiane.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC