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La conferenza internazionale di Parigi
“Educazione, una leva da muovere”

“Educazione, educazione, educazione”. Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale della Nato, lo ripete come un mantra. È da lì che deve partire ogni impegno, ogni sforzo per contrastare l’antisemitismo e favorire la crescita di una società plurale, democratica, sempre più consapevole. Un’istanza favorevolmente accolta dai partecipanti alla due giorni “Jews in Europe: United for a Better Future” organizzata a Parigi dalla European Jewish Association, con il contributo del Concistoro centrale delle Comunità ebraiche di Francia. Il convegno, svoltosi nella sede del nuovo Centro europeo dell’ebraismo, si avvia alla fase conclusiva. Tra gli ospiti leader di comunità ebraiche, rappresentanti di governi, ambasciatori, funzionari di organismi sovranazionali.
Due le direttrici che hanno animato i lavori: le strategie comuni per affinare la lotta all’odio antiebraico, nelle diverse forme in cui si presenta compresa quella sempre più aggressiva del rifiuto di Israele. Il rafforzamento dei progetti per l’educazione, dentro e fuori le scuole.
Toccanti le parole di Samuel Sandler, che perse il figlio e due nipoti nell’attentato alla scuola Ozar Hatorah di Tolosa, il 19 marzo del 2012. “Jonathan, Arié, Gabriel. Ogni volta che posso pronunciare il loro nome in pubblico, lo faccio. Per questo – ha detto – vi sono grato per l’opportunità che mi è stata data”.
“Ancora oggi – ha proseguito Sandler – rifiuto di vedere la realtà, di riconoscerla per quello che è. Ma una cosa almeno la posso fare. Ed è quella di non fare mai il nome di chi ha ucciso mio figlio e i miei nipoti. Se lo facessi, gli attribuirei una umanità che non ha”.
Sandler ha poi parlato della complessa sfida educativa, portando l’esempio della progressiva marginalizzazione della sua testimonianza. Ad oggi le chiamate dalle scuole si sono ridotte quasi a zero. “C’è stato chi ha parlato dei territori perduti della nostra Repubblica. Aggiungerei un altro capitolo: quello dedicato ai licei perduti”. L’invito è però a non perdere la speranza, ad agire “con tenacia e determinazione”.
Tra i relatori della conferenza anche l’ex presidente della Comunità ebraica di Tolosa Arié Bensemhoun, che in questa veste visse quelle drammatiche ore. “Il 19 marzo di otto anni fa fu un momento di svolta, per tutti noi. Ricordo la difficoltà a definire quanto accaduto, le parole fumose di alcuni giornali e opinionisti. L’incapacità – ha detto Bensemhoun – di fare davvero i conti con quanto accaduto”. Un problema che resta vivo nella quotidianità degli ebrei francesi, tra le realtà più esposte alla minaccia antisemita. “Fin quando le istituzioni sono con noi, abbiamo il dovere di resistere” ha sottolineato Joel Mergui, presidente del Concistoro, aprendo i lavori della due giorni. È la sfida di questa conferenza e del centro che l’ha ospitata, che nasce anche come prova tangibile di resilienza dell’ebraismo francese. Ma le ferite non sono poche. 
Al riguardo Bensemhoun ha citato un caso esemplare. “Parlando dell’attentato alla scuola di Tolosa, ci fu chi scrisse che il terrorista era a sua volta una vittima. Nel suo caso del razzismo dell’estrema destra. Un artificio per non pronunciarsi sull’integralismo islamico che ho trovato rivoltante”. Un problema che si è più volte riproposto, con i tanti fatti di sangue che sono seguiti. “Per anni ci siamo battuti, da soli, per cercare di accendere una luce di consapevolezza. Bene ha fatto Macron a pronunciarsi contro il separatismo in quanto minaccia esistenziale ai valori della Repubblica. È quella – ha concluso – la strada da seguire”. 
Un piano per battere l’antisemitismo. Questa una delle proposte della European Jewish Association, presentata oggi in conclusione di mattinata. Al centro la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, con l’invito rivolto ad ogni Paese “ad adottarla e implementarla”. L’idea inoltre è che “non basti dire ‘mai più'”, ma che alle parole “debbano seguire i fatti”. 
Tra i temi della conferenza anche il ruolo della leadership giovanile e l’impegno per garantire un futuro all’ebraismo europeo. Una sessione dedicata, introdotta e moderata da Oliver Bradley della Europe Israel Press Association, ha visto l’intervento di Simone Santoro, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Il presidente Ugei ha parlato della sfida di impostare il lavoro all’insegna del dialogo, della collaborazione e della valorizzazione delle diverse anime e sensibilità. Una impresa ardua, al tempo dei social network. “Ma il nostro obiettivo – ha detto – deve essere quello”.  
Tra i relatori della prima giornata anche Milena Santerini, nominata appena un mese fa coordinatore nazionale contro l’antisemitismo per l’Italia, e Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità ebraica di Roma: entrambi sono intervenuti nel panel dedicato alla sicurezza e tutela delle comunità ebraiche europee, con il secondo a ricordare la stretta collaborazione tra mondo ebraico e istituzioni preposte. Tra i partecipanti alla conferenza anche David Liscia, presidente della Comunità ebraica di Firenze, e Lydia Schapirer, che guida invece la Comunità di Napoli.  

(25 febbraio 2020)