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L’unicità della Shoah

Mario VeneziaSempre più spesso il termine “Shoah” (o “Olocausto”) oggi viene usato per definire tragici accadimenti, oppure per valorizzare impropriamente una ipotetica classifica tra i numerosi orrori che hanno colpito e colpiscono l’umanità. È dietro a questi improbabili paragoni che spesso si annidano contemporanee forme di antisemitismo. È per questo che non ci stancheremo mai di chiarire e ricordare alcuni punti.
La Shoah rappresenta la messa in opera, nella moderna Europa, di un gigantesco sistema politico, economico, industriale, al servizio di un solo obiettivo: lo sterminio del popolo ebraico.
La Germania nazista, ovvero uno Stato (e che Stato…) nel pieno delle sue funzioni, utilizzò conseguentemente e proficuamente tutto il proprio apparato burocratico, le sue risorse naturali, per un obiettivo che naturale non era, che era ben al di là di ogni limite di una morale condivisa non solo nell’era moderna.
La Shoah dunque si rivelò come una catastrofe inedita nella civiltà umana, assolutamente senza precedenti.
E l’unicità di questa catastrofe consiste nel modo in cui il nazismo considerò gli ebrei rispetto agli altri gruppi. Li considerò in termini sostanzialmente differenti rispetto a quella degli altri “nemici” classici: questi, tranne in parte i Sinti e i Rom, avrebbero potuto salvarsi a condizione che cambiassero il loro modo di vivere, di pensare e che si lasciassero sottomettere senza alcuna riserva all’autorità nazista.
Gli ebrei invece furono considerati come il virus dell’umanità. Quindi si decise che essi dovessero essere eliminati per la sola ragione di essere nati ebrei. Il razzismo biologico accanitosi contro il popolo ebraico non risparmiava nessuno dei suoi componenti. Ricordare e rimarcare la peculiarità di questa tragedia costituisce uno degli elementi basilari per la conoscenza dei fatti storici e non certo l’appropriazione di un macabro primato.

Mario Venezia, presidente Fondazione Museo della Shoah di Roma

(3 marzo 2020)