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Il nuovo esecutivo giura alla Knesset
“Israele voleva un governo unitario”

Trentasei ministri. Due premier a rotazione. È stato presentato quest’oggi, alla Knesset, il nuovo governo israeliano formatosi nel segno dell’alleanza tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz.
“Abbiamo deciso di formare un governo di unità nazionale e di evitare una quarta elezione che avrebbe causato divisioni e fatto buttare due miliardi di shekel” ha detto Netanyahu, intervenendo in Parlamento per presentare il nuovo esecutivo (di cui, stando agli accordi, sarà premier per 18 mesi; al suo posto, in quel momento, subentrerà Gantz). “Gli israeliani volevano un governo unitario. E noi – ha sottolineato Netanyahu – glielo stiamo dando”.
Tra i punti dell’accordo di coalizione, come ha ricordato il Premier, è prevista l’annessione di una parte della Cisgiordania. “È giunto il momento – le sue parole – di applicare la sovranità alle comunità ebraiche in Giudea e Samaria. Questo non allontanerà la pace, la avvicinerà. Questi insediamenti faranno parte di Israele in qualsiasi scenario.” Per Gantz, che sarà ministro della Difesa e che oggi è intervenuto dopo Netanyahu, “la peggiore crisi politica che Israele abbia mai conosciuto è alle spalle”.
Durissima la contestazione di Yair Lapid, che dopo l’accordo Gantz-Netanyahu ha lasciato il partito Kachol Lavan di cui faceva parte per guidare l’opposizione: “State giurando fedeltà a un uomo che tra una settimana inizierà un processo per corruzione e frode”.
Tra i ministri che fanno riferimento a Netanyahu Yisrael Katz (Finanze), Yuli Edelstein (Salute), Miri Regev (Trasporti) e Yoav Galant (Educazione).
Mentre sono espressi dall’area vicina a Gantz, tra gli altri, i ministri Avi Nissenkorn (Giustizia), Gabi Ashkenazi (Affari Esteri), Amir Peretz (Economia), Omer Yankelevich (Rapporti con la Diaspora).
Tra le novità più rilevanti dell’esecutivo, il più corposo di sempre, l’attribuzione del ministero per l’Integrazione e l’Immigrazione a Pnina Tamano-Shata, esponente della comunità ebraica di origine etiope per la prima volta rappresentata in un governo.” Per Gantz, che sarà ministro della Difesa e che oggi è intervenuto dopo Netanyahu, “la peggiore crisi politica che Israele abbia mai conosciuto è alle spalle”.
Durissima la contestazione di Yair Lapid, che dopo l’accordo Gantz-Netanyahu ha lasciato il partito Kachol Lavan di cui faceva parte per guidare l’opposizione: “State giurando fedeltà a un uomo che tra una settimana inizierà un processo per corruzione e frode”.
Tra i ministri che fanno riferimento a Netanyahu Yisrael Katz (Finanze), Yuli Edelstein (Salute), Miri Regev (Trasporti) e Yoav Galant (Educazione).
Mentre sono espressi dall’area vicina a Gantz i ministri Avi Nissenkorn (Giustizia), Gabi Ashkenazi (Affari Esteri), Amir Peretz (Economia), Omer Yankelevich (Rapporti con la Diaspora).
Tra le novità più rilevanti dell’esecutivo, il più corposo di sempre, l’attribuzione del ministero dell’integrazione e immigrazione a Pnina Tamano-Shata, esponente della comunità ebraica di origine etiope per la prima volta rappresentata in un governo.

(17 maggio 2020)