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Il respiro degli scolari

Il mondo si regge sul respiro degli scolari. La didattica a distanza confligge con il Talmud, che naturalmente ha ragione. Non può esistere una scuola che delega a un freddo mezzo tecnologico l’ascolto di quel respiro. Ci troviamo davanti a un’emergenza, d’accordo, ma in queste ore bisognerebbe adoperare per le classi lo stesso zelo millimetrico che si mette per studiare la dislocazione dei tavoli in un ristorante. Qualcuno ha visto in tv un servizio su una scuola a fronte delle cento interviste agli chef pluristellati? La scuola non interessa nessuno, non occorreva la pandemia per rendersene conto. Ho insegnato per tanti anni, scegliendo per ragioni politiche gli istituti professionali, anche il carcere, dove sapevo che ascoltare il respiro degli scolari è più semplice che nei licei dei quartieri benestanti. L’altro giorno al supermercato ho rivisto una vecchia collega, insegna ancora nella mia scuola del disagio. Mi ha dato qualche numero sulla dispersione: in due mesi più del 30% degli scolari si è disconnesso ed è ritornato sulla strada, con intenzioni temo non benevole. La Ministra dell’Istruzione mi ricorda invece decine di altre colleghe che nelle riunioni collegiali apparivano malate di protagonismo. Ora si prova tenerezza per lei: risvegliarsi una mattina al Ministero pensando di essere ancora una reginetta deve essere stata una brutta esperienza. Leggo che finalmente insegnanti, ma anche studenti e genitori si stanno muovendo. Da Firenze è sorto un movimento spontaneo che ha promosso una manifestazione in molte città: 23 maggio alle ore 15.30. Ho sottoscritto l’appello con entusiasmo. Si raccolgono adesioni tra tutti coloro che reputano il respiro degli scolari la cosa più importante che esista in una società avanzata. Basta una semplice mail (primalascuola2020@gmail.com) oppure accedere alla pagina facebook.

Alberto Cavaglion