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UCEI e Aned: cinque borse di studio
per ricordare Grazia Di Veroli

Cinque borse di studio per tesi di laurea dedicate all’occupazione nazifascista, alla Resistenza, alle deportazioni. È l’iniziativa presa da UCEI e Aned per ricordare Grazia Di Veroli (1961-2019) e il suo incrollabile impegno di Memoria e consapevolezza storica.
Si ricorda nel bando (scaricabile qui): “Grazia, ebrea romana, orgogliosamente figlia di un partigiano e appartenente ad un numeroso gruppo famigliare, i Di Veroli e i Piazza, colpito e sconvolto duramente dalle persecuzioni e dalla deportazione razziale, fin da giovane studentessa aveva collaborato con l’Aned nazionale e di Roma, curando tra l’altro e in particolare, ma non solo, l’iter e l’esito positivo delle domande per l’ottenimento dell’assegno vitalizio spettante ai superstiti dei lager. Collaborazione che l’ha portata a conoscere molti dei superstiti e le loro vicissitudini, raccogliendo preziose testimonianze quale intervistatrice della Shoah Foundation.
“Laureatasi in pedagogia con una tesi sulla deportazione ebraica e sui campi di sterminio, pur dovendo poi lasciare l’impegno quotidiano con la sezione Aned per avviarsi ad altra attività, non faceva mancare il suo costante, prezioso contributo sia all’Aned che alle istituzioni ebraiche. Approfondendo sempre più le sue ricerche e i suoi studi sulla Shoah e sulle deportazioni conseguendo un prestigioso Master a Roma e specializzandosi ulteriormente a Gerusalemme, Parigi, Berlino. Un ricco bagaglio storico e culturale che ha portato come essenziale contributo sia negli incontri con gli studenti che nell’ambito dei numerosi corsi di formazione con gli insegnanti. E più in particolare rendendo quanto più stretti e proficui i rapporti non solo con i superstiti romani, politici ed ebrei, dei lager ma anche e soprattutto con le istituzioni ebraiche.
“Autrice del libro ‘La Scala della Morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen’, collaborò anche alla realizzazione del film ‘Il servo ungherese’ e di documentari quali ‘Roma 1944. L’eccidio delle Ardeatine’ e ‘Oro macht frei’ nonché di importanti mostre. Nel corso dei lunghi decenni che l’hanno vista impegnata nel compito della costruzione della Memoria, che sempre ha ritenuto inderogabile sia perché rifletteva il suo pensiero, sia per la sua storia personale e familiare, era riuscita tessere una intensa rete di rapporti, in particolare con le realtà della scuola e con le sue istituzioni, quanto mai preziosa. Migliaia gli studenti che dalla sua voce hanno appreso e approfondito la loro conoscenza dello sconvolgente dramma della deportazione e centinaia sono stati gli insegnanti da lei sollecitati a realizzare percorsi di conoscenza e di Memoria. Di questo assiduo lavoro ne sono testimonianza anche le visite dei giovani ai lager: Mauthausen, Auschwitz, Ravensbrueck, Sachenhausen”.

(31 luglio 2020)