Il saluto a Franca Valeri
Tutti i quotidiani italiani (tra gli altri, Corriere, Repubblica, Stampa, Fatto Quotidiano) rendono oggi omaggio a Franca Norsa, in arte Franca Valeri, la celebre attrice milanese scomparsa a Roma all’età di 100 anni. “Un’attrice versatile e popolare, che rimarrà nel cuore degli italiani per la grande bravura e la straordinaria simpatia”, le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ricordare la Valeri. “Papà era ebreo. Quando lesse sul giornale la notizia delle leggi razziali, pianse. Fu il momento più brutto della mia vita”, racconterà in un’intervista ad Aldo Cazzullo, che oggi, nel celebrarla, ricorda: “Franca Valeri non era una persona religiosa. Talora recitava una preghiera ebraica, spiegando che le persecuzioni subite avevano riacceso, più che la fede, l’appartenenza”. Tanti i colleghi a renderle omaggio, da Lella Costa a Urbano Barberini, con cui condivise a lungo il palco. “Abbiamo tanto festeggiato i suoi 100 anni, ora quelle parole d’amore siano il nostro saluto. Riposi in pace”, il saluto della direttrice del Parenti Ruth Andreé Shammah. Tra gli altri, anche Carlo Verdone: “la sua lucidità, durata fino alla fine, il suo orgoglio di provenire da una famiglia ebraica, il suo talento di regista lirica e di scrittrice. Non ricordo nemmeno a quante amiche ho regalato la sua autobiografia Bugiarda no, reticente”, le parole di Verdone al Messaggero. “Ogni battuta e ogni monologo (anche se leggeri) erano una festa per l’intelligenza”, il ricordo di Aldo Grasso (Corriere).
Libano tra ricostruzione e indagini. Sono 250 i milioni che verrano stanziati per sostenere il Libano dai paesi riunitisi ieri nella conferenza virtuale organizzata da Francia e Onu a riguardo. “Le risorse saranno gestite dalle Nazioni Unite e dovranno andare direttamente alla popolazione libanese, con il massimo dell’efficacia e della trasparenza”, ha deciso la Conferenza, in linea con gli annunci del presidente Macron. A sostenere l’iniziativa, anche Washington ma, spiega il Corriere, “Macron e Trump divergono su un passaggio: il francese vorrebbe un’inchiesta internazionale indipendente per accertare la dinamica dello spaventoso ‘incidente’. Il leader americano pensa che l’istruttoria debba rimanere nelle mani dell’esecutivo libanese, in caso assistito dall’intelligence di Washington”. Il presidente francese cerca di essere il perno dell’iniziativa e chiede l’aiuto di altre nazioni. “Mi aspetto che la Turchia, che non ha potuto unirsi alla riunione e la Russia diano il loro sostegno, così come Israele, che ha espresso il desiderio di fornire aiuto”, ha chiarito Macron. “Israele – spiega Repubblica – è formalmente in guerra con il Libano, la possibilità che partecipi agli aiuti con l’asse franco-arabo evidenzia i cambiamenti in atto negli equilibri politici della regione”.
Beirut, la rabbia non si placa. Continuano le manifestazioni di piazza a Beirut: le persone chiedono un cambiamento dopo anni di crisi economica profonda e dopo la tragedia dell’esplosione del porto. Repubblica racconta i volti della protesta. “A me dicono ‘ti stai alleando con gli amici di Israele e degli Stati Uniti’. La verità è che in ogni confessione religiosa, per mantenere il potere, i leader ricattano il loro stesso popolo, lo terrorizzano: se non votate per noi arriva Hezbollah, dicono i cristiani. ‘Se non votate noi arrivano gli israeliani’, dicono quelli di Hezbollah e Amal. Hanno un potere enorme, con i giudici, la polizia, i soldi dei tesori che hanno accumulato. – la testimonianza di un manifestante – Ma i soldi in Libano sono finiti, il giocattolo Libano si è rotto. Se con cambiamo questo sistema folle, di mafie che si combattono ma rubano insieme, non ci sarà nessuna speranza per il Libano”. Per Gad Lerner (Fatto Quotidiano) non ci sarà una vera rivoluzione ma dovrà esserci un cambiamento, soprattutto contro le influenze internazionale saudite e iraniane: “la piazza di Beirut ha fatto capire, con i suoi proclami rivoluzionari, che il nuovo equilibrio non potrà poggiarsi sul contrappeso fra i dollari delle petromonarchie e le armi delle milizie filoiraniane. Il popolo di Beirut non farà la rivoluzione ma chiama in soccorso il mondo per liberarsi da questa morsa infernale”.
Di chi era l’esplosivo. Secondo le prime ricostruzioni, il carico di 2750 tonnellate di nitrato di ammonio causa dell’esplosione del porto di Beirut faceva parte di un carico sequestrato ad un uomo d’affari russo. Il carico doveva essere diretto in Mozambico ma dal porto africano negano. E allora si aprono nuove piste. In particolare i media israeliani hanno ricordato come carichi di nitrato di ammonio siano stati fatti scoprire dal Mossad nel 2015 in Germania e Gran Bretagna alle polizie di quei Paesi. “Agenti operativi di Hezbollah li avrebbero trasportati in Europa per tenersi pronti a utilizzarli per confezionare bombe. – scrive Repubblica – In altre parole, Hezbollah, secondo gli israeliani, ha nella sua pianificazione di lungo termine quella di costituire depositi di materiale esplosivo. Israele e gli Stati Uniti al momento non hanno accusato ancora di nulla nessuno”. Contro Hezbollah se scaglia la giornalista Dima Sadek, voce critica del governo con un certo seguito. Ma le sue parole su Israele, nell’intervista odierna a Repubblica, sono inquietanti: “Non ho un problema politico con Israele, ma etico. Per quello che l’esistenza stessa di questo Stato ha causato ai palestinesi. È un nemico”.
Ricordare Arpad Weisz. Di scena al Castello Sforzesco di Milano questa sera lo spettacolo “90 minuti”, dedicato al grande allenatore di Bologna e Inter Arpad Weisz, assassinato ad Auschwitz perché ebreo. Sul palco, a raccontare la storia di Weisz, la compagnia Il Teatro del Simposio. “Siamo ad Auschwitz e Weisz sta vivendo l’ultima ora e mezza della propria vita prima di essere ammazzato. Con un compagno sistema i vestiti di chi arriva al lager, e si susseguono i flashback, come quello con Renato Dall’Ara, storico presidente del Bologna calcio”, il racconto di Francesco Leschiera, tra i fondatori della compagnia Teatro del Simposio (Repubblica Milano).
Un medico a Gaza. Repubblica presenta la serie di documentari audio Doc3 in onda su Radio 3. Uno degli approfondimenti è dedicato alla storia di un giovane medico italiano, primo a sperimentare l’Erasmus presso l’Università islamica di Gaza, “con l’idea di scrivere la tesi attorno alla fenomenologia dei traumi ossei”.
Daniel Reichel