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Compasso d’oro – Meis e Uffizi,
loghi che raccontano l’identità

Il logo, per un’istituzione, è un modo di raccontare la propria identità. Per questo è importante che risulti semplice ed efficace. Elementi riconosciuti dalla giuria internazionale del XXVI Premio Compasso d’Oro ADI nei loghi del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara e della Galleria degli Uffizi di Firenze. Il Meis ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria per il progetto di Brand identity realizzato da Teikna Design. “Un riconoscimento così importante nel panorama italiano e internazionale – ha commentato il direttore Spagnoletto – è per noi motivo di grande orgoglio. Fin dalla sua nascita il Meis vuole proporsi come un museo innovativo, curato nei minimi dettagli e con un linguaggio universale, a partire dalla sua brand identity”. Per il direttore creativo di Teikna Design Claudia Neri: “La brand identity del Meis è pensata per essere un sistema di segni, un linguaggio visivo fortemente connotato e riconoscibile in grado di adattarsi con eleganza e disinvoltura a contenuti eterogenei”. Agli Uffizi invece è andato il Premio Compasso d’Oro, consegnato al direttore del museo Eike Schmidt e all’agenzia che lo ha realizzato, Carmi e Ubertis. “Per le Gallerie degli Uffizi era necessario avere un logo ben riconoscibile dai visitatori che provengono da tutto il mondo, anche da culture che non utilizzano il nostro alfabeto latino. Siamo grati ad Elio Carmi e Alessandro Ubertis di aver per la prima volta creato un’identità grafica per gli Uffizi che riesce a rendere le proporzioni nobili e semplici dell’architettura vasariana totalmente contemporanee. Questa identità è fondamentale per la comunicazione, ma serve anche su un profilo giuridico a difendere l’unicità del museo, costantemente attaccata da contraffattori, bagarini e approfittatori di ogni genere”. Per Elio Carmi, attualmente presidente della Comunità Ebraica di Casale Monferrato e Consigliere UCEI, “nel mondo del design di comunicazione l’efficacia va progettata. Non bastano i buoni marchi, ci vogliono veri e propri marcatori del linguaggio. È un processo di lavoro complesso, nel quale è fondamentale la variabile umana che nasce dal mix di attori che entrano in scena: designer, consulenti, artisti, protagonisti a vario titolo di una parte, e poi soprattutto il Cliente (con la C maiuscola)”. Carmi, che ha firmato anche il logo del Padiglione Italiana di Expo Milano 2015, spiega inoltre come “il direttore Eike Schmidt non solo chiedeva un altissimo standard di progetto, ma esigeva che la nuova identità fosse anche un racconto da divulgare. Per questo il compasso d’oro per noi Carmi e Ubertis certifica non soltanto il risultato ma anche la validità del percorso che stiamo conducendo con il direttore e lo staff delle Gallerie degli Uffizi, un museo che rappresenta l’italianità nel mondo”.