Joe Biden verso la presidenza
Joe Biden parla ormai da nuovo presidente degli Stati Uniti. “Non mi dichiaro il vincitore in questo momento ma sono convinto che quando tutte le preferenze verranno contate a trionfare saremo noi”, ha commentato in un intervento caratterizzato da una mano tesa verso l’elettorato che ha fatto una scelta diversa. “Non è facile battere un presidente in carica e questo successo per noi rappresenta qualcosa di straordinario. Voglio però dire che è arrivato il momento di abbassare la temperatura, ascoltarci l’uno con l’altro e non definirci nemici solo perché abbiamo idee politiche differenti”.
La tensione resta però molto alta, abilmente cavalcata da Trump che denuncia brogli e complotti di ogni sorta. Un atteggiamento che, osservano diversi addetti ai lavori, rischia di far precipitare il Paese in una spirale di violenza difficilmente controllabile.
È la preoccupazione espressa, tra gli altri, da due scrittori molto amati anche in Italia.
“Sono decenni – dice Jonathan Safran Foer in una intervista al Corriere – che i repubblicani provano a sopprimere i voti. Quelli dei non bianchi, dei poveri, di chi è carcere. Lo hanno fatto in maniera sottile, ridisegnando ad esempio i distretti elettorali, mentre Trump lo fa in modo scoperto. Ma non temo tanto una dittatura, piuttosto la violenza”.
“Negli ultimi quattro anni – afferma Nathan Englander, intervistato da Repubblica – abbiamo assistito a un attacco all’idea di democrazia con un presidente che esalta movimenti para nazisti come i Proud Boys e li invita a tenersi pronti per combattere. In questo momento il concetto stesso di democrazia mi sembra debole”.
Questa l’opinione di Alec Ross, ex consulente di Obama e Hillary Clinton, intervistato dal Sole 24 Ore: “A prescindere dal vincitore, visto il clima dei quattro anni passati e la tensione che sta caratterizzando questo voto noi americani dobbiamo ricomporre le fratture interne del Paese, che in molti casi attraversano, addirittura, intere famiglie”.
Fa notizia l’elezione al Congresso della repubblicana Marjorie Taylor Greene, un’imprenditrice che, sottolinea il Corriere, “ha corso senza ostacoli in Georgia, diventando il primo membro del Congresso a sostenere ufficialmente le teorie cospirative di QAnon”. La sua presenza in parlamento, si legge, “trasformerà un movimento di nicchia che ritiene Trump in lotta contro una setta di pedofili guidata dai democratici in una forza mainstream”.
Si affievolisce l’attenzione mediatica sui fatti di Vienna. Un argomento scivolato molte pagine indietro rispetto agli scorsi giorni. “La scelta di Vienna come bersaglio purtroppo non mi ha sorpreso” dice alla Stampa Peter Neumann, esperto di terrorismo in passato coinvolto dal governo austriaco per lo studio dei programmi di de-radicalizzazione dei giovani estremisti. “In rapporto al numero di abitanti, la scena jihadista austriaca è da anni più forte di quella tedesca, proprio per la maggiore presenza di gruppi provenienti dai Balcani e dalla Cecenia, particolarmente pericolosi e pronti ad attivarsi con rapidità”.
Con La Stampa parla anche Umit Vural, il presidente della comunità islamica austriaca. “Noi – dice – facciamo tutto ciò che possiamo, nelle lezioni di religione coranica e nelle moschee: vogliamo che tutti credano che non c’è contraddizione tra ‘musulmano’ e ‘austriaco’. La radicalizzazione avviene in associazioni non trasparenti dentro il cortile di casa”.
Letteratura israeliana ancora in evidenza. “Israele – sostiene Eshkol Nevo in una intervista con Il Foglio – è un paradiso per i narratori. La quantità di conflitti che abbiamo qui! Devi solo alzare la testa o aprire un giornale e hai abbastanza materiale per una trilogia. Oltretutto tengo al mio paese e uno dei motivi per cui scrivo è protestare contro il modo in cui sta cambiando in peggio”.
Da oggi in libreria L’infedele (ed. Feltrinelli), scritto autobiografico in cui Gad Lerner ripercorre tappe e incontri della propria vita professionale. “Molte pagine dell’Infedele – scrive Michele Serra su Repubblica – sono un potente, lungo viaggio, anche fisico, nelle parole e nei luoghi della millenaria vicenda dell’ebraismo”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(5 novembre 2020)