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Israele senza mascherine (all’aperto)

Da Haifa ad Eilat, Israele può tornare a respirare all’aperto senza mascherine. Ieri infatti è caduto l’obbligo di portarla quando si è all’aperto. Mascherina su invece ogni qualvolta si entra in un luogo chiuso. E i diversi quotidiani italiani raccontano cosa significhi questo primo giorno di nuova libertà per gli israeliani. “È una vera benedizione, soprattutto ora che il caldo comincia a farsi sentire”, racconta una passante a Tel Aviv a Repubblica. “Rispetto a prima, teniamo le persone più a distanza. E nei luoghi affollati, anche all’aperto, continueremo a indossare la mascherina”, un’altra testimonianza a La Stampa. Il Corriere ricorda poi l’avvertimento degli scienziati israeliani: il paese non ha ancora raggiunto l’immunità di gregge e il rischio è rappresentato adesso dalle nuove varianti. Per questo la mascherina deve rimanere sempre a portata di mano. “È vero, il rischio di infezione all’esterno non è grande. – sottolinea il commissario per il coronavirus Nachman Ash – La grande sfida è portare la mascherina in tasca e metterla ogni volta che si arriva in un luogo chiuso o affollato”.

Scuole e riaperture. Israele nella giornata di ieri ha anche riaperto a tutti gli studenti, di ogni ordine e grado, le scuole. In Italia, almeno per chi è in zona gialla o arancione, il ritorno in presenza è previsto per il 26 aprile, ma ci sono alcune perplessità. “Se si torna al 100%, in molte aule non sarà possibile rispettare il metro di distanziamento. In questo caso la scuola si vedrà costretta a ridurre la presenza dei ragazzi e alternarla alla Dad, facendo rotazioni”, afferma al Corriere Antonello Giannelli, capo del sindacato dei presidi Anp. La preoccupazione inoltre è per il trasporto pubblico e sulla possibilità di garantire all’utenza passaggi regolari e in sicurezza.

Francia, giustizia e antisemitismo. Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha annunciato l’espulsione di un fattorino di 19 anni origine algerina che si era rifiutato di consegnare i pasti “agli ebrei”. Il giovane era stato condannato dal Tribunale di Strasburgo a quattro mesi di reclusione per discriminazione basata su motivi religiosi, come racconta il Giornale. “L’odio antisemita non ha posto in Francia”, le parole di Darmanin. Rimane però, per l’ebraismo francese, aperta la ferita legata al caso dell’omicidio di matrice antisemita di Sarah Halimi. Il colpevole non è stato processato perché dichiarato dai giudici incapace di intendere e di volere perché aveva assunto sostanza stupefacenti. Una decisione, ricorda il Corriere, che ha generato proteste e polemiche. “Decidere di prendere stupefacenti e diventare quindi ‘come pazzi’ non dovrebbe sopprimere la responsabilità penale. – ha dichiarato il presidente Macron intervenendo sul caso – Chiederò al ministro della Giustizia di cambiare la legge al più presto”.

Gerusalemme-Khartum, rapporti in evoluzione. Il Fatto Quotidiano segnala come siano in corso colloqui avanzati tra Khartum e Gerusalemme per la visita in Israele di una delegazione sudanese di alto livello entro breve. Il ministro dell’intelligence israeliano Eli Cohen a gennaio era stato in Sudan, diventando il primo ministro israeliano a visitare il paese arabo, dopo il recente accordo di normalizzazione tra i due Paesi. Il Sudan, che una settimana fa ha annullato la legge sul boicottaggio di Israele, ha deciso la riapertura verso lo Stato ebraico per cercare di uscire dalla crisi in cui versa da tempo e riallacciare rapporti con l’Occidente. Ci sono però voci interne al paese, spiega il Fatto, che sono contrarie a questa apertura a Gerusalemme.

La diversità delle lingue. Dal film di Vadim Perelman Lezioni di persiano al racconto biblico della Torre di Babele, sul Corriere della Sera Alessandro D’Avenia riflette sull’uso e origine delle lingue. “La diversità delle lingue nasce – scrive D’Avenia in riferimento a Babele – nel momento in cui, invece di ‘dare nomi’, l’uomo decide di ‘darsi un nome’, cioè di crearsi e creare da solo, conquistare le cose invece di custodirle. ‘Farsi un nome’ vuol dire dominare, ‘dare un nome’ custodire”.

Segnalibro. In uscita in libreria per Longanesi, Claretta l’hitleriana, libro della storica Mirella Serri dedicato a Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini. La Stampa spiega che il lavoro di Serri ricostruisce una Petacci ben diversa dalla narrazione comune: non un’ingenua follemente innamorata, ma una cinica e spregiudicata che nelle fasi finali si metterà al servizio dei nazisti per influenzare Mussolini.

Daniel Reichel