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“Giustizia per Sarah Halimi,
una battaglia di tutti”

“Non c’è tempo da perdere. La Francia deve prendere coscienza del problema e agire”.
Confidandosi con Pagine Ebraiche Yonathan Halimi, il figlio di Sarah, esprimeva questo auspicio. Si era nei giorni della grande ferita: il rifiuto, da parte della Corte di cassazione francese, di procedere contro il suo assassino. Antisemita, sì. Ma a detta della Corte incapace di intendere e volere al momento del barbaro omicidio (dopo essere stata brutalmente percossa dal vicino di casa islamico, l’anziana donna fu scaraventata dalla finestra). Uno scandalo che ha portato molti nel mondo, e anche in Italia, a mobilitarsi.
“Verità” e “giustizia” nel nome di Sarah Halimi: una richiesta partita dalle piazze e fatta propria dal movimento di opinione nato dall’iniziativa congiunta del Crif, il Consiglio rappresentativo degli ebrei di Francia, e dal Combat Antisemitism Movement. Un incontro svoltosi nelle scorse ore, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo della politica, della cultura e delle comunità religiose, si candida a segnare una svolta di consapevolezza e azione.
Tra le adesioni più significative quella dell’ex Primo ministro di Francia Manuel Valls: “Non dobbiamo dimenticare Sarah Halimi. La decisione della Corte sul suo caso mi urta profondamente. Una catastrofe – ha affermato – su un piano sia giudiziario che morale”. Da qui la speranza che si possa procedere al più presto con una revisione del sistema giudiziario auspicata tra gli altri dal Presidente Macron. Per il filosofo Bernard-Henri Lévy quanto accaduto è “un sintomo della negazione profonda dell’antisemitismo nella società francese”. Il presidente del Crif Francis Kalifat ha parlato di “doppio omicidio: prima per mano di un integralista islamico, quindi in sede giudiziaria con questa sentenza”. Importante la presenza dell’imam Hassen Chalghoumi, coraggiosa voce contro l’estremismo che pervade una parte rilevante della comunità islamica. Isaac Herzog, attuale presidente dell’Agenzia ebraica e principale candidato a diventare il prossimo presidente d’Israele, ha rivolto un invito alla comunità internazionale “affinché non solo non si dimentichi questa battaglia, ma agisca in modo attivo nella lotta contro l’odio e in particolare contro l’antisemitismo”.
Tra le misure concrete indicate “l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra”.

(25 maggio 2021)