moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Israele, governo d’unità senza Netanyahu

Con un annuncio televisivo, il leader della destra nazional-religiosa Naftali Bennett (Yamina) ha annunciato ieri sera in Israele la sua decisione di formare una coalizione con il centrista Yair Lapid (Yesh Atid). Dopo settimane di trattative, dunque, si fa sempre più concreta la possibilità che Israele abbia un nuovo governo. E per la prima volta in dodici anni a guidarlo non sarà il leader del Likud Benjamin Netanyahu, rimasto fuori dai giochi, come ricordano i titoli dei quotidiani italiani di oggi. Il Corriere ad esempio parla di “Governo anti-Netanyahu”, Repubblica di “Israele senza Netanyahu”, per la Stampa, “cala il sipario su Netanyahu”, il Fatto Quotidiano parla di “Ribaltone” e di “tramonto dell’era Netanyahu”. Per dire se sia la fine politica del leader del Likud, evidenziano però le analisi interne, è troppo presto. La coalizione a guida Lapid-Bennett, che prevede l’avvicendamento tra i due nella premiership (prima Bennett, poi Lapid), non è solidissima, vista la grande differenza tra gli otto partiti che la compongono. Ed è unita soprattutto dal comune desiderio di sostituire Netanyahu al governo (Giornale). Lui, rileva La Stampa, accusa Bennett di aver commesso la “frode del secolo” e sostiene che “Gli israeliani che mi hanno scelto con 2 milioni e mezzo di voti, volevano me come premier”. Repubblica evidenzia come Netanyahu si concentrerà in questi giorni e settimane nel far saltare l’accordo della coalizione avversa, composta, aggiunge La Stampa, per lo più da suoi ex collaboratori (Bennett, Gideon Saar, Avigdor Liberman). Sul fronte opposto, Lapid, il cui mandato esplorativo scade il 2 giugno, cerca nel mentre di ottenere il sostegno esterno almeno del partito arabo Raam: un eventuale loro appoggio sarebbe “un segnale importante di ricomposizione interna della società israeliana”, scrive Gad Lerner sul Fatto. Senza Raam, la “coalizione del cambiamento” rimarrebbe sotto i 61 seggi necessari per avere la maggioranza in parlamento, rimanendo a 57. Comunque di più dei 52 a disposizione di Netanyahu. Ma non abbastanza per garantire stabilità al paese.

Eitan migliora. Le condizioni di Eitan Moshe Biran, cinque anni, unico sopravvissuto alla strage di Stresa, migliorano. Ieri il piccolo ha cominciato a mangiare da solo. Per ora il bimbo rimane ricoverato nel reparto di rianimazione, ma, spiegano i medici dell’ospedale Regina Margherita di Torino, “se non ci saranno complicazioni, nei prossimi giorni verrà sciolta la prognosi” (Corriere).

Ripensare la Memoria. “Il libro di Alberto Cavaglion Decontaminare le memorie (Add editore) è un ottimo punto di partenza per uscire dal punto morto in cui si è arenata la ritualità della memoria e ridare forza alla lezione insita nei luoghi violentati dagli umani”, scrive Paolo Rumiz dedicando un ampio articolo di approfondimento, pubblicato su Robinson di Repubblica, al nuovo libro dello storico torinese Alberto Cavaglion. “La brutalità umana, scrive Cavaglion, ferisce il paesaggio almeno quanto la speculazione edilizia e la depredazione delle risorse. Ma fra tutti i tipi di violenza è quella che pone i maggiori interrogativi. – evidenzia Rumiz – Fino a che punto ci si chiede, un restauro deve essere conservativo? Un rudere un bella evidenza non ammonisce meglio di una ricostruzione perfetta? Fino a che punto è giusto assecondare la natura nella sua opera spontanea di decontaminazione? Come sfuggire al fascino perverso che la visione del male assoluto provoca in certe menti malate? E soprattutto come affrontare la memoria in un mondo calato in un presente ansiogeno senza passato? Di fronte alla paralisi della politica della memoria è d’obbligo porsi domande nuove, e delicate, e cioè se esiste una ‘convalescenza’ del paesaggio violentato, oppure se è possibile individuare un momento in cui un paesaggio può dirsi decontaminato”. 

Ruanda, scuse francesi. Il Corriere torna sulla decisione di Emmanuel Macron, dopo 27 anni di silenzio, di riconoscere le “enormi responsabilità” della Francia nell’aver permesso il genocidio in Ruanda. “Dopo aver studiato ottomila documenti – racconta il Corriere – fra cui telegrammi, manoscritti, note diplomatiche, gli storici guidati da Vincent Duclert hanno puntato il dito contro la ‘cecità’ dimostrata dalla Francia verso ‘il regime razzista, corrotto e violento’ di Juvénal Habyarimana, il grande protetto di François Mitterrand”.

Finanza e pregiudizi. Secondo un paper di due economisti tedeschi le scelte finanziarie sono ancora oggi in molti casi influenzate da stereotipi: “È assai probabile che un investimento sia giudicato immorale se a proporlo è un cognome percepito come ebraico”, l’inquietante analisi dei due economisti, presentata oggi da Repubblica. “Il meccanismo che scatena questo stereotipo dovrebbe indurci a considerare il giudizio morale sugli investitori con prudenza”, sottolineano i due autori dello studio.

Omofobia impunita. Sui quotidiani di oggi, il racconto di due episodi di violenza omofoba. Uno a Palermo (Corriere), l’altro a Roma (Repubblica). A riflettere sulle aggressione, Elena Loewenthal su la Stampa, che evidenzia come nemmeno le generazioni più giovani si dimostrino più tolleranti, visto che i responsabili delle violenze erano Millenials. “La loro generazione dovrebbe avere perso il malaugurato retaggio di velenosi pregiudizi: è nata in un mondo che riconosce la diversità, anzi riconosce l’esistenza di tante, diverse identità. Etniche, culturali, sociali, sessuali”.

Totti in Israele. Repubblica Roma racconta la visita in Israele dell’ex capitano della Roma Francesco Totti, che ha incontrato tra l’altro gli allievi della scuola calcio Roma club Gerusalemme. Una realtà, raccontano al quotidiano, Fabio Sonnino e Samuele Giannetti, che “mette insieme i ragazzi e la loro voglia di divertirsi. Abbiamo 150 allievi che nella sede, a un passo dallo stadio di Gerusalemme, giocano e si allenano: israeliani, palestinesi, cattolici, ebrei, musulmani”.

Daniel Reichel