Covid e varianti,
l’attenzione su Israele
I dati diffusi dal ministero della Salute israeliano non sono dei migliori: l’efficacia del vaccino Pfizer contro la variante Delta sarebbe al 64%. Più confortanti il numero relativo alla protezione contro forme gravi del virus, che si attesterebbe al 93%. Israele, dove ieri c’è stato il record di contagiati da marzo, torna ad essere un parametro importante anche sulla stampa italiana.
“In Israele – scrive il Corriere – il 50% dei contagiati sono cittadini completamente vaccinati, l’altra metà sono bambini e ragazzi che non sono ancora immunizzati. La stragrande maggioranza di loro sono asintomatici o lievemente sintomatici”.
Tra le iniziative avviate dal governo di Gerusalemme, segnalate da Repubblica, la reintroduzione dell’uso della mascherina al chiuso e la quarantena anche per gli immunizzati di rientro da Paesi a rischio. Sono inoltre al vaglio “altre restrizioni che potrebbero contemplare limitazioni agli assembramenti”.
Alla variante Delta e ai numeri forniti da Israele è dedicato l’intervento quotidiano di Massimo Gramellini, sulla prima del Corriere: il giornalista sostiene che non sia il caso di allarmarsi troppo, visti i “pochi, pochissimi” morti e ricoveri in terapia intensiva che questa starebbe causando.
Una sfida comunque significativa per il nuovo governo Bennett-Lapid, oltre a quelle di natura parlamentare come la mancata proroga della legge sulla cittadinanza (ieri, dopo un estenuante dibattito, il provvedimento ha avuto 59 favorevoli e altrettanti contrari).
“Bennett fallisce il primo test politico. Netanyahu si gode la rivincita alla Knesset”, titola tra gli altri il Giornale. Così Il Fatto Quotidiano: “Cittadinanza ai palestinesi: Bibi fa il dispetto a Bennett”. La Stampa raccoglie la voce di un arabo-israeliano di Akko, sposato con una palestinese di Jenin, che afferma: “Una situazione kafkiana. Questa legge limita i nostri diritti, impatta sulla libertà, sulle scelte di vita e di carriera, sulle finanze delle famiglie”.
Da Israele arriva intanto la proposta di un aiuto concreto al Libano, sempre più in sofferenza per la crisi socio-economica. Lo spiega Avvenire, riportando le parole del ministro della Difesa Benny Gantz: “Come israeliano, come ebreo, come essere umano, il mio cuore sanguina di fronte alle immagini di persone affamate per le strade del Libano”.
Libero intervista Joshua Shani, uno dei protagonisti dell’azione israeliana ad Entebbe. Racconta l’ex soldato, alla guida di uno dei quattro Hercules che furono utilizzati in quella notte leggendaria: “All’inizio si era pensato di paracadutare forze speciali, i seals, nelle acque del Lago Vittoria e di lasciare che con dei gommoni si infiltrassero fino allo scalo di Entebbe, costruito proprio in riva al lago. L’ipotesi fu poi scartata perché il governo temeva da un lato la reazione dei militari di Idi Amin, mentre i nostri seals non erano entusiasti all’idea di buttarsi in uno specchio d’acqua infestato dai coccodrilli del Nilo”.
È scomparso a Torino Angelo Del Boca, pioniere degli studi sulla violenza coloniale del fascismo. “Per capire l’importanza morale e civile del suo lavoro – si legge sul Corriere – bisogna ricordare che la conquista dell’Etiopia aveva segnato il culmine della popolarità per il regime fascista, che aveva esaltato l’impresa nella maniera più enfatica. Poi, dopo il 1945, per vent’anni su quel conflitto era calato il silenzio”. Una parte molto consistente degli italiani, si ricorda, “continuava a coltivarne una memoria positiva”. Fu proprio Del Boca a rompere questo tabù.
Per Essere e Tempo, la sua opera più nota, Martin Heidegger avrebbe attinto a piene mani dalle idee del filosofo ebreo goriziano Carlo Michelstaedter, morto suicida in giovanissima età. È la tesi di un libro in uscita del giornalista e filosofo austriaco Thomas Vasek, di cui parla Donatella Di Cesare sulla Stampa. Un tentativo, viene sottolineato, “che va oltre la ricostruzione storica e che sembra quasi rinviare a ciò che il grande ‘monarca’ della filosofia tedesca può aver ripreso dalle correnti della cultura ebraica che sarebbero state annientate di lì a poco”.
Avvenire racconta la storia di Shaul Ladany, il marciatore israeliano sopravvissuto all’attentato palestinese ai Giochi di Monaco ’72 e, in gioventù, alla deportazione in campo di sterminio. Si afferma: “Oggi Shaul ha 85 anni, e ancora corre, quando e come può. Sa che per esistere, chi è sopravvissuto due volte, non può fermarsi mai”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(7 luglio 2021)