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Il ritorno dei talebani e dell’Emirato islamico 

Il ritorno al potere dei talebani, il dito puntato dal presidente Usa Biden sui leader afghani, la fuga da Kabul di chi ne ha avuto la possibilità, l’incrinarsi dell’influenza americana e occidentale sul Medio Oriente. Sono alcuni dei temi discussi e analizzati sui quotidiani di oggi. Tutti aprono con le notizie arrivate dall’Afghanistan, dove i talebani hanno fatto rinascere il loro Emirato islamico nel segno del radicalismo e della violenza, mentre le forze Usa e occidentali lasciavano il paese. I jihadisti, come racconta la Stampa, sono entrati a Kabul senza sparare praticamente un colpo. Non hanno trovato resistenza, ma una capitale nel caos, segnata da una grande fuga di massa. “Kabul è stata consegnata ai talebani mentre i cittadini afgani gridavano: ‘Ci avete tradito’, nascondendosi dai rastrellamenti casa per casa”, racconta su Repubblica dalla capitale afgana la giornalista Francesca Mannocchi. Nel suo reportage, il terrore dei civili di fronte al ritorno dei talebani e la sensazione di essere stati abbandonati dagli Stati Uniti e dall’Occidente. “Un’apocalisse”, la definizione de La Stampa.

La replica di Biden. Il presidente Usa, intervenendo in conferenza stampa, ha difeso il ritiro delle truppe americane dopo 20 anni dall’inizio del conflitto. Ha ammesso che non si aspettava che i talebani riconquistassero così in fretta Kabul, ma ha puntato il dito contro gli afghani: “I loro leader politici sono scappati, le loro forze armate sono crollate. I soldati americani non devono morire in una guerra che gli afghani non vogliono combattere per il proprio Paese. E se non sanno resistere contro i talebani oggi, non c’è ragione perché lo facciano tra un anno o cinque anni”, le sue durissime considerazioni (Repubblica). Per Biden “la missione anti-terrorismo era conclusa dieci anni fa” e quindi non c’era ragione di rimanere in Afghanistan. Non era l’obiettivo degli americani, ha aggiunto, quello di creare una democrazia nel paese, perché “costruire una nazione, una democrazia unificata e centralizzata, rovesciando secoli di storia” era un’impresa impossibile. “Cina e Russia non vogliono niente di più che vederci sperperare in Afghanistan eterne risorse e attenzione”, la frase di Biden che sintetizza le vere priorità di Washington per il futuro (Corriere).

Il destino di afghane e afghani. Di false promesse di futuro ai ragazzi afghani scrive Paolo Giordano sulla prima pagina del Corriere, ricordando due sue visite in Afghanistan tra il 2010 e il 2011. “La nostra presenza di occidentali a protezione del loro stile di vita dev’essere diventato una promessa duratura in cui credere, su cui fondare delle esistenze. Finché ce ne siamo andati”, la riflessione di Giordano. Sulle stesse pagine, Marta Serafini racconta come le prime vittime del ritorno dei talebani siano le donne, “costrette a cancellare i propri volti” tra burqa e divieti di studiare e uscire di casa. A riguardo Claudio Cerasa sul Foglio polemicamente si chiede dove siano state “le femministe di tutto il mondo” di fronte agli abusi subiti dalle donne afghane. “È chiaro quanto le donne musulmane, mai come oggi, abbiano bisogno anche del sostegno delle donne occidentali per potersi difendere dall’islamismo fondamentalista. È una guerra giusta, come lo era quella del 2001”, l’opinione del direttore del Foglio.

Cosa fa l’Europa. “Sull’Afghanistan abbiamo sbagliato tutti”, il riassunto della situazione da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel, ipotizzando un vertice straordinario tra i leader europei. Per il presidente francese Emmanuel Macron è necessario intervenire per evitare che l’Afghanistan diventi “un santuario del terrorismo” e bisogna allo stesso tempo contenere i flussi migratori (Domani). Preoccupazioni condivise dal Premier italiano Mario Draghi, che auspica una “soluzione europea alla crisi” (La Stampa). Sulla stessa linea il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, intervistato da La Stampa: “la missione era giusta, ma sono stati fatti errori. Bruxelles si faccia sentire”, la sua posizione. Per il segretario Pd Enrico Letta, intervistato da Repubblica, “Quello che è accaduto a Kabul dimostra che si possono avere le migliori tecnologie, i soldi, le truppe, i droni, ma alla fine ci sono Paesi nei quali questo non basta a impiantare i valori democratici”.

Alleanze talebane. Tra i primi a congratularsi con i talebani per aver riportato l’estremismo islamista al potere c’è stato il movimento terroristico palestinese di Hamas. Nulla di cui stupirsi, ma nuova lezione a chi anche da noi farnetica definendo Hamas un movimento di liberazione. Non lo è come non lo sono i talebani con cui, scrive Repubblica, Cina e Russia stanno intessendo rapporti con i jihadisti soprattutto per proteggere i propri confini. Hanno criticato la presenza Usa, ma ora che non c’è sono Pechino e Mosca sono preoccupate e scendono a patti con i talebani. Del resto, come spiega Gilles Kepel al Foglio, “La presa di Kabul da parte dei talebani galvanizza l’islam radicale ovunque”.

Saigon-Kabul-Israele. Nelle analisi, molti in richiami al passato e alla disfatta Usa in Vietnam. A riguardo Daniele Raineri sul Foglio – in un articolo da leggere integralmente – riapre un’interessante finestra su una visita negli anni ’90 in Vietnam dei generali israeliani Meir Dagan e Yossi Ben Hanan. I due incontrarono il generale vietnamita Vo Nguyen Giap, lo stratega che costrinse gli americani ad abbandonare il Vietnam nel 1975. Questi spiegò che anche i palestinesi venivano a trovarlo per chiedergli consulenza. “Dico loro: i francesi sono tornati in Francia e gli americani sono tornati in America, ma gli ebrei non hanno un posto dove andare. Non li caccerete”, le parole di Giap. “Il ritorno dei talebani al potere in Afghanistan – l’analisi di Raineri – è anche un’iniezione di realismo nelle conversazioni che riguardano i fatti internazionali. Puoi fare finta che i tuoi nemici non esistano, ma quelli non ricambiano la cortesia. È molto probabile che chi si occupa di sicurezza in Israele stia osservando la disfatta a Kabul e la disperazione degli afghani e sia sempre più determinato a non lasciare questioni strategiche – come il nucleare iraniano o il dossier Hamas – in mano ad altri”.

Segnalibro. A “PraLibro”, fiera editoriale piemontese, oggi, racconta Repubblica Torino, si tiene un incontro con Saul Meghnagi per la presentazione del saggio L’ebreo inventato. Luoghi comuni, pregiudizi, stereotipi edito da Giuntina.

Daniel Reichel