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Le promesse dei talebani

I talebani in conferenza stampa hanno ricordato che nel loro Afghanistan tutti devono sottostare alla Sharia, ma allo stesso tempo hanno promesso che le donne potranno “lavorare e studiare all’università”, assicurato di non voler imporre il burqa. Garantito amnistia per i funzionari del precedente governo. “Un’offensiva del sorriso”, la definizione del Corriere per questo tentativo del movimento islamista di presentarsi con un volto moderato. Un rebranding al centro delle analisi dei quotidiani di oggi, che raccontano chi sono i talebani oggi, le differenze con il passato, le continuità. “Si fanno fotografare, hanno i cellulari e sono attenti alla diplomazia. Ma in verità si conosce molto poco dei loro equilibri interni e dei rapporti con Isis e Al Qaeda”, spiega sul Corriere Lorenzo Cremonesi. Sulle stesse pagine, Roberto Saviano definisce i talebani come i “nuovi narcos” presentando un dato dei report Onu: oltre il 90% dell’eroina mondiale è prodotta in Afghanistan. Così si finanzia il movimento islamista, che nel 2001 aveva vietato la produzione di oppio. Una finzione, scrive Saviano, che racconta l’iter dell’eroina per arrivare in Occidente. Un viaggio che coinvolgerebbe anche i terroristi palestinesi di Hamas. Droga a parte, il Foglio e Repubblica sottolineano come le aperture promesse dai talebani per le attiviste locali suonano false. “Migliaia di donne sono chiuse in casa per paura. – scrive Repubblica – Come da mesi, ormai, restavano chiuse in casa attiviste e giornaliste, terrorizzate da un’ondata di omicidi mirati”. “Nelle strade deserte ci sono solo paura e dolore”, scrive sulle stesse pagine da Kabul Alberto Cairo, della Croce Rossa internazionale. “Adesso aspettiamo che ci vengano a uccidere”, la testimonianza di una sindaca e una governatrice afghane raccolte dal Corriere.

La risposta europea alla crisi. “Siamo tutti consapevoli che la cooperazione è assolutamente necessaria per affrontare due obiettivi: l’accoglienza e la sicurezza di tutti coloro che si sono esposti in questi anni per la difesa delle libertà fondamentali, dei diritti civili, dei diritti delle donne. Questo è un piano complesso, richiede una cooperazione stretta fra tutti i Paesi ma soprattutto, in primis, tra quelli europei. Il secondo aspetto riguarda la sicurezza, dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche”. Così il Presidente del Consiglio Mario Draghi delineando il programma soprattutto dell’Europa e dei paesi del G20 di fronte alla crisi afghana (Corriere e Repubblica). Il segretario Pd Letta ha parlato della necessità di una grande mobilitazione nazionale” per accogliere i profughi afghani. Per il leader della Lega Salvini l’Italia può accogliere ma solo “alcune decine di persone che hanno collaborato con l’ambasciata italiana” (Corriere). Per l’esperto di Afghanistan Ahmed Rashid, intervistato da Repubblica, volente o nolente l’Unione europea si deve preparare “a una crisi umanitaria gigantesca” con milioni di persone in fuga.

Il fondamentalismo nel mondo. Il ritorno a Kabul dei talebani rilancia il mito della Jihad in tutto il mondo, scrive Renzo Guolo su Repubblica, sottolineando come movimenti come Hamas e Al Shabab siano subito corsi a complimentarsi con i talebani “per aver costretto gli americani ad andarsene”. La narrazione talebana potrebbe così servire anche ad altri gruppi islamisti per attaccare l’occidente altrove, la valutazione di Guolo, che però non chiarisce dove. Non è chiaro neanche quali saranno i rapporti dei talebani con altre realtà terroristiche islamiste, rileva Guido Olimpio sul Corriere: ad Al Qaeda probabilmente continueranno a dare protezione, mentre con l’Isis proseguirà la guerra.

Gli errori Usa. “La decisione di lasciare è giusta, ma eseguita male. Non capisco il team di Biden, pensavo che fossero persone competenti ma la pianificazione dell’evacuazione doveva iniziare non appena fu presa la decisione di andarsene: abbiamo un dovere morale verso le persone che hanno collaborato con noi, ma abbiamo abbandonato così tanti di loro. È orrendo”, così il filosofo americano Michael Walzer intervistato sulla crisi afghana e le scelte Usa dal Corriere. “Una guerra giusta è stata seguita da un’occupazione ignorante e inefficace”, spiega Walzer, analizzando i fallimenti americani sul fronte della costruzione in Afghanistan di un ordine democratico.

Pandemia. L’Amministrazione Biden ha deciso che la maggior parte degli americani dovrebbe ricevere una terza dose di vaccino anti-Covid otto mesi dopo la seconda. Anche negli Stati Uniti dunque si segue quanto già sta accadendo in Israele, dove la terza somministrazione è stata aperta ora anche agli over 50 (Corriere). Secondo i dati israeliani, dopo sei mesi dalla seconda dose, la protezione “Probabilmente diminuisce attorno al 50 per cento. – spiega al Messaggero Arnon Shahar, tra i responsabili della campagna vaccinale in Israele – Però, sia chiaro: un vaccinato comunque continua ad avere un’altissima protezione dalla malattia grave. Questo è importantissimo”. Per questo ancora una volta Sergio Harari sul Corriere si appella a chi in Italia non l’ha ancora fatto, di andare a farsi vaccinare.

Fake news su Israele. In un articolo pubblicato sul sito di TGCom24 in merito a una funzionaria di polizia americana di origine palestinese, si definisce il conflitto del 1948 tra israeliani e paesi arabi come un “genocidio”. Una vergognosa e pericolosa falsificazione della storia, replica sulla Voce Repubblicana Lisa Palmieri-Billig, ricostruendo tutta la vicenda e richiamando la necessità di un intervento dell’ordine dei giornalisti.

Daniel Reichel