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Israele, catturati tutti i terroristi evasi

Le forze di sicurezza israeliane hanno catturato in queste ore gli ultimi due dei sei terroristi palestinesi evasi da un carcere di massima sicurezza lo scorso 6 settembre.
I due membri del gruppo terroristico della Jihad islamica sono stati arrestati prima dell’alba in una casa a Jenin, in Cisgiordania. “Un’operazione impressionante, sofisticata e rapida da parte dello Shin Bet, della polizia e dell’esercito”, ha evidenziato il Primo ministro Naftali Bennett, ringraziando “le forze dell’ordine che hanno lavorato, giorno e notte, anche sabato e festivi, per portare a termine la cattura”. Il comunicato diramato dall’esercito spiega che le forze di sicurezza hanno “sigillato e circondato la casa dove si nascondevano i terroristi in fuga. I due sono usciti disarmati e senza opporre resistenza”.
I media locali riportano che per evitare un scontro diretto con i terroristi palestinesi in città, le forze israeliane hanno creato un diversivo. Hanno inizialmente attirato l’attenzione lontano dalla casa in cui i due evasi si nascondevano, inviando un gran numero di truppe in un’altra parte della città. Solo allora un’altra squadra, più piccola, è intervenuta nell’abitazione dove i due si nascondevano.

Iran vicino al nucleare. Potrebbe bastare solo un altro mese al regime iraniano per mettere a punto l’atomica. Questo secondo un rapporto riservato di cui ha parlato il New York Times nei giorni scorsi e ripreso oggi da Franco Venturini sul Corriere. Venturini rileva come nelle cancellerie occidentali, mentre la trattativa con Teheran sul nucleare è ferma, sia emerso un sospetto: che l’Iran abbia semplicemente preso tempo per completare la sua corsa all’atomica. “Speriamo di no. – scrive Venturini – Ma se non ci sarà una svolta tempestiva, diventerà vero quello che Biden ha detto al premier israeliano Bennett per rassicurarlo: ‘Se il negoziato fallisce, gli Usa possono ricorrere ad altre opzioni’”. Intanto a proposito di Israele e Iran, sempre il New York Times sostiene che il capo del programma nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh sia stato eliminato dall’intelligence israeliana, in collaborazione con quella Usa, utilizzando una mitragliatrice comandata a distanza. Una ipotesi, riporta oggi Repubblica, che inizialmente era stata oggetto di ironia, ma che ora viene raccontata come attendibile.

Il futuro di Eitan. Lo zio del piccolo Eitan Biran, fratello della sua tutrice Aya, ha incontrato ieri il nipote a casa del nonno, Shmuel Peleg, in Israele. Secondo i legali della famiglia paterna, lo zio avrebbe notato “chiari segni di istigazione e di lavaggio del cervello nel bambino”. Anche il console italiano ha visto Eitan a casa del nonno, venerdì, mentre è atteso per oggi l’arrivo di Aya Biran in Israele (Giornale). La vicenda continua ad essere sui quotidiani, in particolare sul Corriere, che racconta come Peleg, ai domiciliari fino ad oggi in Israele perché accusato di aver rapito il piccolo dall’Italia, abbia rilasciato una discussa intervista alla televisione israeliana Canale 12. “I Biran intanto – scrive il Corriere – hanno invocato la Convenzione dell’Aja e quello che prevede sulla ‘sottrazione internazionale di minori’, sperano di ottenere il via libera dal tribunale per rientrare in Italia con il bambino di sei anni”. In Italia la procura di Pavia ha aggiunto alla lista degli indagati per rapimento anche l’autista che avrebbe aiutato Shmuel Peleg a entrare in Svizzera, da cui l’uomo sarebbe poi partito con un jet privato verso Israele. Lo racconta il Corriere, che pubblica anche una lettera di una lettrice secondo cui “l’atteggiamento indulgente verso il nonno che ha riportato jet privato Eitan nel luogo delle sue ‘radici ebraiche’ è inaccettabile e, tra l’altro, nega secoli di storia e teoria della Diaspora”.

Donne e Afghanistan. Su Repubblica molti approfondimenti dedicati alla situazione delle donne in Afghanistan. “Sono le principali vittime del regime: braccate, escluse dal lavoro, discriminate e picchiate in strada”, scrive il direttore Maurizio Molinari in un editoriale in cui afferma che, come altre forme di totalitarismo, il jihadismo dei talebani ha scelto il suo capro espiatorio, il suo nemico: le donne appunto. Della situazione sul terreno parla Sidqua Mushtaq, che dirige un istituto di scienze sanitarie. “Siamo nel limbo, ogni giorno i talebani dicono qualcosa e la vita peggiora. Sono qua, ma non so ancora per quanto”, spiega al quotidiano, sottolineando che continuerà a lavorare per garantire un’istruzione a ragazzi e ragazze afghane. “Senza la scuola ci sentiamo morte”, dichiarano le studentesse a Kabul intervistate sempre da Repubblica. Sulla situazione in Afghanistan, ma anche sulle condizioni dell’Europa, riflette anche Furio Colombo sul Fatto Quotidiano.

Firenze, il giardino Lattes-Nirenstein. Il giardino di Borgo Allegri domani sarà dedicato a Wanda Lattes (1922-2018) e Alberto Nirenstein (1916-2007). “Lui storico della Shoah, fra i primi a pubblicare, con lungimirante consapevolezza storiografica, documenti e testimonianze sul genocidio nazifascista degli ebrei, lei – racconta Repubblica Firenze – fra le prime donne in Italia a esercitare, con coraggio e passione, la professione di giornalista”. Per una delle figlie, Fiamma, i genitori erano una “coppia così ebraica, così italiana e fiorentina, allo stesso tempo con un fortissimo legame con Israele”.

Nevo al cinema. “Presto arriverò a Roma, per l’uscita di Tre piani di Nanni Moretti in Italia. Spero e credo che questo film coraggioso permetterà a coloro che lo vedranno di perdonare sé stessi, di perdonare le persone a loro vicine. E di ricordare – e quanto è importante ricordarlo dopo quest’anno duro – che il nostro benessere è sempre, ma sempre, legato a doppio filo al benessere altrui”. Così lo scrittore israeliano Eshkol Nevo sul Corriere Lettura, raccontando come si è sviluppato il progetto del regista Nanni Moretti di riadattare per il cinema il suo libro Tre piani. Nevo spiega di aver visto il film già tre volte e di aver posto un’unica condizione al regista italiano: di non essere coinvolto nel progetto. Sempre su la Lettura, le sceneggiatrici Federica Pontremoli e Valia Santella raccontano come hanno lavorato all’adattamento.

Demenza digitale. Fonti del ministero dell’Istruzione fanno sapere che verrà avviato un procedimento disciplinare contro Stefano Gargioni, preside dell’istituto comprensivo Giorgio Perlasca di Ferrara. Questo perché il preside ha pubblicato un vergognoso post sui social che raffigurava il cancello di Auschwitz modificando la scritta in “Il Green Pass rende liberi” (Repubblica Bologna).

Daniel Reichel