Israele e la nuova normalità

Come sarà la nuova “normalità”? Il “laboratorio” Israele è un cantiere aperto ricco di spunti. Bene lo racconta Elena Loewenthal in una testimonianza sulla Stampa: “In quest’ultimo anno – scrive – è diventato un paese molto diverso da quello che era prima. Non in sé e per sé, ma nella percezione che ne aveva il resto del mondo. Da territorio di un conflitto inguaribile e stagnante, da oggetto di sentimenti radicali o di odio o di amore senza mezzi termini, con la pandemia è diventato un modello, il luogo dove tutto avviene prima”.
Significative novità arrivano intanto sul versante, più fluido che in passato, dei rapporti con l’Autorità palestinese. In risalto il recente incontro tra il ministro della Difesa Benny Gantz e Abu Mazen. Non tutti nell’esecutivo israeliano hanno gradito, specie a destra. Polemiche, spiega il Corriere, “alimentate anche dalle nuove tensioni al confine con Gaza” (dove ieri un civile è stato ferito dal fuoco di Hamas). “Bennett dice che non sapeva nulla dell’incontro. Ma è difficile crederlo. Gantz ha obiettivi condivisibili dall’attuale governo”, si legge sul Giornale. Che Abu Mazen varcasse la frontiera per un colloquio con un alto funzionario israeliano “non accadeva da un decennio”, ricorda La Stampa (l’interlocutore fu allora l’ex premier Netanyahu). Secondo Avvenire il governo Bennett, su questa e altre questioni, si starebbe muovendo “con efficacia, a piccoli passi”.

“Guerra al cyber crime, un asse tra Italia e Israele”. È uno dei temi affrontati dall’ambasciatore israeliano a Roma Dror Eydar in una intervista con il Messaggero. Il colloquio si incentra su vari temi, a partire dal futuro di un Medio Oriente in trasformazione. “L’Iran – afferma – è il principale fattore di instabilità. Il regime non agisce solo sulla base di considerazioni razionali, ma agisce spinto dal desiderio di diffondere ovunque la rivoluzione islamica-sciita”. Dovere storico primario, secondo Eydar, è quello di “fermare la produzione iraniana di missili a lunga gittata in modo da bloccare la sua folle corsa verso la bomba atomica”.

Sul Manifesto Claudio Vercelli parla della Storia mondiale degli ebrei curata da Pierre Savy, con il contributo di Anna Foa per la versione italiana andata in stampa con l’editore Laterza. “Ragionare e parlare degli ebrei, una minoranza ‘densa’, può servire soprattutto a capire come i non ebrei, le maggioranze, si siano raccontati. Nel passato – sottolinea – come in tempi a noi più prossimi”.

Repubblica Torino presenta Primo Levi, il laboratorio della coscienza (ed. Interlinea), l’ultimo saggio di Giovanni Tesio “sul lavoro, la memoria, la montagna, la Bibbia, la poesia, la scienza, la materia e l’umorismo” del grande scrittore e Testimone. Il Giornale dedica invece spazio alla pubblicazione delle Memorie dal carcere di Pierre Laval, colonna del regime di Vichy e spietato persecutore di ebrei. In una titolazione a dir poco riduttiva e fuorviante lo si definisce, semplicemente, un “personaggio ambiguo”.

Nasceva, esattamente 140 anni fa, il quotidiano Il Piccolo. Merito dell’ebreo triestino Teodoro Mayer che, si racconta sulla Ragione, il 29 dicembre del 1881 “inventò il foglio moderno, un quotidiano in formato ridotto, quasi un tabloid ante litteram”.

Il Corriere dello Sport propone un ritratto di Daniel Straus, l’imprenditore americano con un piccolo impero in campo sanitario che sarebbe interessato all’acquisto dell’Inter. La sua scalata, si legge, è iniziata “ereditando le prime strutture per anziani dal padre, Joseph, avvocato ebreo ortodosso”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(30 dicembre 2021)