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La scuola aperta

Questo periodo ci sta abituando ad analisi dettagliate (casi, sottocasi, situazioni specifiche, eccezioni) che ricordano le discussioni talmudiche: chi ha incontrato chi, quando, come, con chi è il caso di uscire, cosa si può fare, dove si può andare. E anche la vita scolastica ci mette continuamente di fronte a situazioni complicate che richiedono lunghe disquisizioni, non per decidere chi verrà a scuola e chi no, che non dipende da noi, quanto per trovare il modo migliore per interagire contemporaneamente con chi è presente in classe e chi a distanza: girare il computer in modo che chi è a casa veda i compagni anche se non vede più l’insegnante? Condividere con i distanti lo schermo del computer in modo che vedano i testi di cui stiamo parlando (ma allora noi non possiamo più vedere loro), o è meglio consigliare di prendere il libro di testo visto che sono a casa e non hanno problemi di peso? È meglio vederli senza sentirli o sentirli senza vederli? Discussioni che coinvolgono tutti i ragazzi tra suggerimenti ed esempi di come si è fatto nelle ore precedenti. Tutto sommato queste discussioni hanno un valore positivo, sono educative perché tengono unita il più possibile la classe anche quando è fisicamente divisa; e sono educative anche perché ribadiscono l’idea che si deve fare di tutto, anche se è complicato, pur di tenere la scuola aperta. Aperta al dialogo e aperta alla ricerca di soluzioni creative per garantire la partecipazione di tutti.
Viceversa, chiudere le scuole mentre sono aperti bar, ristoranti, cinema, teatri, mostre, impianti sportivi, ecc. sarebbe davvero molto grave, non solo per le conseguenze negative sul piano dell’apprendimento e dell’allargamento delle differenze sociali, ma anche perché squalificherebbe pesantemente la scuola agli occhi degli studenti. Questo è già stato detto da molti in tutte le salse anche se altri sembrano non volerlo capire. Vorrei aggiungere ancora una considerazione: chi propone con leggerezza il ritorno alla didattica a distanza per tutti probabilmente ha in mente la DAD della primavera del 2020 quando eravamo tutti tappati in casa e le lezioni a distanza erano quasi l’unica forma di comunicazione con il mondo esterno, le facce dei compagni nel video erano le uniche che si potevano vedere oltre a quelle dei propri famigliari e le lezioni a distanza erano l’unico modo interessante di occupare il tempo. In quel contesto la DAD, che peraltro aveva anche dalla sua parte il fascino della novità, era affrontata con uno spirito del tutto diverso da quello che si potrebbe avere oggi, era un’alleanza tra allievi e insegnanti contro una situazione grave che aveva sconvolto le vite di tutti. Imposta oggi a ragazzi che hanno molte altre occasioni di incontri anche in presenza e grande disponibilità di attività alternative non sarebbe vissuta nello stesso modo, e apparirebbe (giustamente) come un’imposizione irragionevole da combattere o boicottare. Diverso è il caso per i ragazzi in quarantena, che in un certo senso si ritrovano catapultati temporaneamente nella situazione della primavera 2020 ma con la speranza di uscirne in pochi giorni e poter tornare a scuola.
In questo momento una scuola davvero aperta può essere solo una scuola aperta fisicamente.

Anna Segre