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KZ2, i numeri e le vite spezzate

Confessa l’autore: “Sei milioni di vittime, esseri umani a cui è stata tolta la vita. Ho un imbarazzo terribile nel voler affrontare per l’ennesima volta questo tema. C’è qualcosa che rasenta il morboso, anzi l’osceno. Ridurre l’immensità del male prodotto dalla Shoah a dei numeri è orribile. La gente probabilmente sa, ma non comprende fino in fondo la specificità di quel numero”. Quei sei milioni, ricorda d’altronde, erano persone fisiche, individui diversi, ognuno di essi “con un vissuto assolutamente particolare, forse simile ad altri ma intimamente irripetibile, assolutamente proprio”.
Il nuovo libro di Davide Romanin Jacur, chiosa nella sua introduzione Mario Isnenghi, è un manuale e una guida “in lotta con l’orrore”. Uno strumento prezioso per dare forza a quell’impegno di Memoria viva cui anche le istituzioni dell’ebraismo italiano sono chiamate.
KZ2 (ed. Ronzani) si pone in continuità – già nel titolo – con la precedente opera KZ lager. Se il primo saggio era volto a rappresentare la sua esperienza di visitatore di campi di concentramento e sterminio (23) o di città e/o luoghi comunque segnati dalla Shoah (13), KZ2 ha il proposito di allargare lo sguardo facendo cogliere al lettore quanto la dimensione del genocidio antiebraico sia stata più ampia rispetto a quel già significativo spaccato che aveva scelto come oggetto della sua prima indagine. “Estremamente più ampia” sottolinea Jacur, che è un ingegnere ed è l’attuale assessore al Bilancio UCEI.
Il libro, con il patrocinio tra gli altri della Fondazione CDEC, si caratterizza per un’esposizione chiara ed efficace. L’autore, con taglio divulgativo, inizia la sua opera affrontando il tema delle nazioni sotto influenza nazista già prima che la seconda guerra mondiale avesse inizio e prosegue con l’esposizione di date e avvenimenti chiave del conflitto, concentrandosi poi sulla realtà polacca tra “campi di internamento e sterminio, ghetti forzati e massacri”, l’evoluzione del piano di annientamento conosciuto come “soluzione finale”, il destino delle nazioni invase a Occidente, l’influenza sul versante adriatico, la situazione nell’intera Europa sotto dominazione nazifascista (con un focus specifico riservato all’Italia). Di grande interesse anche le sezioni dedicate a questioni genericamente poste durante i numerosi Viaggi della Memoria cui Jacur ha partecipato e di cui è stato l’animatore, anche in qualità di presidente della Comunità ebraica di Padova. Dagli aspetti identitari su cui si fonda l’ebraismo al significato di “popolo eletto”, per arrivare ai cardini della religione tra “osservanza”, “deviazioni”, “assimilazione”. Un libro che parla al tempo presente.
“Abbiamo assistito ormai da alcuni mesi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Fin troppo spesso si è parlato degli ucraini, come i maggiori e più feroci collaborazionisti dei nazisti: manodopera senza coscienza alcuna e talora addestrata allo scopo nel campo di Trawniki, utilizzata non solo per fungere da kapò nei campi di detenzione e lavoro forzato, ma anche per l’opera di assassinio nei campi di sterminio e per i massacri di massa nel sud-est europeo. Spesso si è altresì parlato dei russi, per lo più come prigionieri di guerra nei confronti dei quali i nazisti non adottavano alcuna convenzione internazionale: anzi, deportati anch’essi nei vari campi, erano destinati a delle fini tragiche quanto quelle della popolazione ebraica”.
A 80 anni di distanza, prosegue Jacur, “le parti si sono perfettamente invertite: gli ucraini sono divenuti vittime, i russi aggressori e carnefici. Il terzo incomodo – tedesco-nazista – non c’entra nulla; anche se nella narrativa dell’attuale aggressore viene ritenuto utile scomodarlo”.