LA REPLICA – Alessandro Soria: Un torto non ne giustifica un altro

Ho letto con sbigottimento l’articolo di Daniele Radzik che riporta lo scambio di lettere sulla rivista Lancet [1-3] nato dall’esortazione di alcuni ricercatori a rompere il silenzio selettivo riguardo alla distruzione di Gaza [1]. L’ho trovato intellettualmente disonesto perché non riporta il nocciolo della questione e sposta l’attenzione su aspetti metodologici peraltro facilmente contestabili. Invito le persone a leggere la corrispondenza originale [1-3], ma provo comunque a spiegare meglio quello che intendo. Gli argomenti per lanciare accuse di scarso rigore scientifico sono i seguenti [2]:
– imprecisione nella cifra di riduzione dell’aspettativa di vita a circa 35 anni quando lo studio citato parla di più di 30 (nella controreplica [3] si fa notare che il dato riportato è 34,9 e che nuove stime parlano di un intervallo tra 34,4 e 36,4 anni, quindi figuraccia che si commenta da sola)
– scarsa attendibilità dei dati sanitari in un contesto governato da Hamas
– scarsa possibilità di fare confronti con altri conflitti per assenza di un dataset dei bambini amputati
– imprecisione nell’accusa di fame come arma di guerra perché ci sono stati momenti in cui sono entrati aiuti umanitari superiori a 3000 kilocalorie per persona al giorno
– mancata distinzione tra civili e combattenti, tra danni collaterali e targeting deliberato, giustificato dal possibile legame con Hamas di parte del personale sanitario e giornalistico
– troppa nettezza nella definizione di genocidio quando la corte internazionale di giustizia ha parlato per ora solo di plausibilità. 

La lettera si conclude con l’assunto che l’accusa di genocidio abbia tra le sue conseguenze l’aumento di antisemitismo [2]. Orbene, questo modo di argomentare, che controbatte non con i dati, ma provando a minare la credibilità di chi riporta i fatti, noi ebrei dovremmo conoscerlo bene, perché è lo stesso modo di argomentare dei negazionisti della Shoah. Io da medico infettivologo lo riconosco bene perché è un modo di argomentare usato dai negazionisti dell’HIV, dagli antivaccinisti, dai negazionisti del COVID-19. Per me, e anche per chi ha per fortuna replicato alla lettera, si porta l’aggravante della vittimizzazione secondaria (victim blaming). C’è un continuo cercare di spostare l’attenzione non sul merito della questione ma sull’eccezione. Se io ti dico che fumare fa male perché aumenta molto il rischio di avere il tumore al polmone, tu non mi puoi rispondere che tuo zio è vissuto fino a 90 anni fumando un pacchetto al giorno! Perché io ti credo, tuo zio si sarà goduto le sue sigarette, ma questo non sposta di una virgola il problema che il fumo faccia male e che bisogna fare di tutto perché le persone smettano o non inizino. Nello specifico: 

  • ma davvero se dico circa 35 anni di riduzione di aspettativa di vita il problema è l’imprecisione
    rispetto a più di 30?
  • ma davvero se in Yemen muoiono più bambini che a Gaza, questo toglie valore e importanza e
    tragedia e scandalo alla morte dei bambini a Gaza?
  • ma davvero se in alcuni momenti sono entrati più aiuti umanitari delle condizioni minime di
    sussistenza, questo basta per smettere di denunciare la fame come arma di guerra?
  • ma davvero un eventuale tutto da dimostrare affiliazione a Hamas di sanitari e giornalisti è
    sufficiente per considerarli bersagli legittimi di un conflitto e quindi sminuire la gravità di
    “bombardare un ospedale” per dirla alla Ghali? Èun perfetto esempio di “victim blaming”
    (questo lo dicono anche i primi autori nella controreplica [3]). Tra l’altro a questo proposito è
    stato di recente pubblicato un lavoro [4] che dimostra con i numeri la sproporzione di vittime tra
    personale sanitario e giornalistico, che smonta quindi la tesi del “danno collaterale”
  • ma davvero se la corte di giustizia internazionale non ha ancora decretato con sicurezza che è
    genocidio, ma solo la plausibilità, mentre il riconoscimento di quello che succede è già
    ampiamente documentato da altre autorevolissime organizzazioni e da studiosi credibili,
    possiamo fare finta di niente e respingere le accuse al mittente invece che preoccuparcene?
  • e infine, ma che davvero? Cioè di tutti gli argomenti, sostenere che accusare impropriamente
    Israele sia questa la molla dell’antisemitismo è davvero il più disonesto intellettualmente. E’
    proprio un gettare tutta la spazzatura addosso all’interlocutore.

È notizia di questi giorni che i numeri forniti dal ministero della salute di oltre 70.000 morti
accertati sono attendibili anche secondo l’IDF, e che probabilmente i morti sono molti di più
perché ci sono ancora tutti quelli da identificare sotto le macerie.
Peccato che Daniele Radzik veda aprioristicamente l’evento di Bologna solo come un convegno
di militanza politica. Certamente lo è, certamente c’è una componente emotiva, e ci mancherebbe
che non ci fosse, il livello di coinvolgimento è grande, ci sono testimonianze dal campo, da chi
lavora lì, da chi ci ha lavorato, da chi ha analizzato i dati. Dico peccato perché avrebbe aggiunto
degli elementi di realtà a una discussione che altrimenti è fine a sé stessa.
Continuare a cercare di ridimensionare l’orrore di Gaza, usando subdolamente l’accusa di scarso
rigore scientifico, è un’operazione intellettuale più grave: perché utilizza la scienza come scusa
per sottrarsi a imperativi morali alla base dell’etica medica, che quindi trovano spazio e legittimità
in una rivista scientifica medica come Lancet.

Alessandro Soria

Bibliografia
1. De Vogli R., Montomoli J., Abu-Sittah G., Pappè I. Break the selective silence on the genocide in Gaza. Volume 406, No. 10504, pp688-689, pubblicato 16 agosto 2025.
2. Nobile B., Courtet P. Gaza: the urgent need for rigour over rhetoric. Corrispondence. The Lancet, vol. 407, No.10526, p336-337, pubblicato: 24 gennaio 2026.
3. De Vogli R., Montomoli J., Abu-Sittah G., Pappè I. Gaza: the urgent need for rigour over rethoric- Authors’reply, The Lancet, vol. 407, No.10526, p337-338, pubblicato: 24 gennaio 2026.
4. Incardona F, Bellerba F, Gandini S, Cozzi-Lepri A. Mortality risk for healthcare workers and journalists in the Gaza Strip over 2023-24. Eur J Public Health. 2026 Jan 13:ckaf241. doi: 10.1093/eurpub/ckaf241. Epub ahead of print.