SCAFFALE – I libri della disputa senza le vittime
È ben noto come il processo di consolidamento della nuova religione cristiana, nei decenni immediatamente successivi alla morte di Gesù, così come nel secondo e nel terzo secolo dell’Era Volgare, sia stato molto articolato e complesso, e come il distacco dalla “santa radice” ebraica sia stato segnato da sentimenti contrastanti. Le prime comunità ebraiche che aderirono alle parole di Paolo di Tarso non pensavano di abbandonare la fede dei loro Padri, ma solo di dare ad essa una svolta radicale, all’insegnamento del riconoscimento della venuta del Messia (indipendentemente dalla credenza o meno nella sua natura divina). Si crearono così delle comunità di cosiddetto “giudeo-cristiani”, nelle quali non era dato scorgere una differenza tra le due religioni. Ciò durò però piuttosto poco, perché la definitiva accettazione della natura divina di Cristo portò, verso la fine del I secolo, a una separazione che, com’è noto, non si sarebbe mai più superata, né, certamente, mai lo sarà.

«Una folla di sentimenti mi aveva assalito quando il papa mi era venuto incontro a braccia aperte e mi aveva abbracciato. Duemila anni di storia, di dolori e di sofferenze mi stringevano il cuore».
Così l’allora rabbino capo di Roma Elio Toaff nell’elaborare la storica visita di Karol Wojtyła al Tempio Maggiore della capitale nel suo Perfidi giudei, fratelli maggiori. Pubblicato da Mondadori nel 1987, ristampato dal Mulino nel 2017 con testi e testimonianze inedite, tra cui una lettera inviata al fratello Renzo emigrato nell’allora Palestina mandataria del 1945, il libro autobiografico dell’illustre maestro di origine livornese è entrato da qualche settimana anche nelle librerie israeliane, in un’edizione a cura dello Yad Vashem con traduzione dall’italiano in ebraico di Cesare Pavoncello.
A Trieste ove son tristezze molte, e bellezze di cielo e di contrada, c'è un'erta che si chiama Via del Monte. Incomincia con una sinagoga».
Umberto Saba scrisse questi celebri versi in gioventù, tra il 1910 e il 1912. Alcuni anni dopo, non lontano dalla "sua" via del Monte, il poeta avrebbe rilevato da Giuseppe Mayländer l'antica Libreria Antica e Moderna. Futuro «antro oscuro» e suo rifugio fino alla morte, nel 1957.
Entro la fine dell'anno quella che ha poi preso il nome di Libreria Antiquaria Umberto Saba riaprirà al pubblico dopo un periodo di sospensione dell'attività in cui è stata oggetto di un meticoloso restauro sotto il coordinamento della Comunità ebraica triestina, proprietaria delle mura e promotrice di una raccolta fondi cui hanno aderito sponsor pubblici e privati.