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Non è un fatto di quantità, ma di qualità. La programmazione dell’uccisione di bambini e ragazzi è una delle malattie della modernità. Gli apparati di sicurezza possono tentare di scongiurare gli attentati, le organizzazioni umanitarie possono assistere gli scampati alle stragi, ma il punto rimane. Le giovani vite sono considerate pericolose in sé, e sono un anello debole, facile da colpire, difficile da difendere. Uno dei modi più efficaci per contrastare questa dinamica è lo studio delle precondizioni sociali, culturali, economiche e politiche che nel recente passato (genericamente nel Novecento, ma in maniera più circoscritta e riconoscibile nella Shoah) hanno determinato l’uccisione programmata di masse di giovani vite. Studiare e documentare, per saper riconoscere i segni premonitori di eventi che non cessano di lacerare le nostre coscienze.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC

(26 maggio 2017)