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Scuola, guardare oltre l’emergenza
Una nuova pianificazione educativa

L’evoluzione della pandemia non era prevedibile all’inizio del suo manifestarsi.
Quando la percezione del pericolo è apparsa chiara e le scuole sono state chiuse, tre questioni sono emerse: in primo luogo, l’assenza dalla scuola avrebbe accentuato le difficoltà dei giovani con piccole o grandi carenze educative; due, il ricorso all’educazione a distanza avrebbe determinato una ulteriore divaricazione tra bambini e giovani di famiglie con maggiori possibilità economiche e culturali e altri, con minori competenze linguistiche e culturali (poco meno di un terzo degli studenti delle scuole italiane); tre, la destabilizzazione del sistema educativo non sarebbe stata una parentesi, da dimenticare con un auspicato ritorno alla “normalità”, ma una rottura con le modalità educative precedenti.
Firme prestigiose sui nostri quotidiani si sono cimentate negli ultimi giorni in riflessioni, in alcuni casi utili, in merito alle questioni menzionate e, in particolare, su quella che viene definita “povertà educativa”. Si è palesata, nei diversi contributi, una divaricazione tra chi pone l’enfasi sulle azioni immediate e chi si preoccupa di cosa fare a medio termine.
Sembra compresa, da parte dei primi, la necessità di utilizzare il tempo che va dall’oggi al prossimo anno scolastico, come una fase educativa importante per ricreare condizioni di relazione, gioco, socializzazione. Per alcuni è chiaro che l’assenza di tali dimensioni è un ostacolo ad ogni apprendimento, anche se raffinatissimo, offerto grazie alle tecnologie.
Più confuso è risultato il discorso su come riaprire la scuola. Una corretta impostazione pedagogica può essere su questo di aiuto, suggerendo di tenere presenti due linee guida: il numero degli alunni per aula sarà più piccolo e questo potrà rendere più efficace la formazione dei presenti; questi si alterneranno con altri della stessa classe; parallelamente, la metà che non sarà in aula potrà svolgere attività sia di gioco e socializzazione sia di educazione a distanza, formalmente previste e costruite.
La stretta relazione tra educazione formale e non formale è una condizione importante sia per rafforzare le capacità cognitive dei soggetti in età evolutiva sia per non accentuare povertà educative e diseguaglianze, già emerse o che, purtroppo, emergeranno.
La relazione stretta tra attività formative diverse sarà capita e promossa o verrà mantenuta l’assurda gerarchia tra momenti diversi di costruzione dell’identità culturale della persona?

Saul Meghnagi