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Oltremare – Mancanze

Di tutte le cose che mi mancano in questa epoca pestilenziale (e sono molte, moltissime, non avrebbe senso farne una lista), una parecchio ovvia è il cinema. Cinema inteso come luogo fisico dotato di: entrata, casse, banconi con pop corn e altre nefandezze discutibilmente mangiabili, sale, sedie e soprattutto, altri umani. D’accordo, ci siamo abituati a tutto. Festival del cinema che saltano, produzioni che si interrompono, l’intero settore non solo del cinema, ma di tutta la cultura intesa come qualcosa che mette persone in uno stesso luogo dove possono fruire di una produzione artistica quale che sia, azzerato. Davanti alla Knesset si sono accampati i gestori dei club più importanti d’Israele e hanno anche tentato uno sciopero della fame. Sono passati dalle liste d’attesa in cui tutti vogliono essere, dalle biglietterie tempestate di prenotazioni, dai piccoli palchi richiestissimi al vuoto totale, al silenzio, al buio. Monumenti a parte, che fra l’altro adesso sono guardati con rinnovato senso critico per motivi non strettamente coronati, a volte a ragione e a volte senza alcuna ragione; tolti i monumenti dicevo, e forse i luoghi molto ampi o all’esterno dove ci si può muovere senza infrangere il distanziamento sociale, resta davvero poco da vedere. E volendo comunque vedere del cinema, ci tocca farlo in salotto: un cinema a metà, a essere molto generosi. O anche meno di metà, quando si tratta di film regalati da Cineteche che per combattere l’isolamento nelle settimane di lock down mandavano link a film presi dai loro archivi oppure quelli che avrebbero dovuto avere prime scintillanti e han finito per esser visti al computer su un tavolo da pranzo, manco fossero un aperitivo via zoom con gli amici. Oltre a tutto, l’ultimo film che ho visto in sala prima del deluge non mi è neanche piaciuto, ma almeno ero in una sala, come sempre vuota – nessuno sa spiegare come sopravvivano ancora quei pochi cinema in Israele, piccoli multisala con sale vip e tonnellate di pop corn oscenamente salati – e per giunta con amici. Un’eresia a pensarci adesso. E oggi ho avuto un pensiero terrificante: se è vero che tutto riapre seguendo bolle geografiche in base al passare della peste, i primi film nuovi ad essere prodotti e disponibili quando finalmente potremo tornare nelle sale rischiano di venire dalla Cina. No, il cinema cinese no. Piuttosto Netflix a vita in salotto.

Daniela Fubini