Usa: è record di contagi

Da una parte il record assoluto dei casi di coronavirus. Dall’altra l’impennata dell’occupazione oltre ogni aspettativa. È su questi due opposti, scrive La Stampa, che si giocherà la partita per la Casa Bianca a novembre. Al netto però delle sorprese di ottobre sempre possibili come, si legge, “le proteste razziali, l’offensiva di Trump per la legge e l’ordine, e le insinuazioni sulle capacità mentali del candidato democratico Biden”.
Le scelte strategiche per la campagna elettorale sembrano avere ripercussioni profonde anche altrove. In particolare in Medio Oriente, con la frenata sulla prevista annessione israeliana di parte della Cisgiordania. Le preoccupazioni di Trump, al momento, sembrano infatti altre.
Sul piano dell’emergenza i numeri restano drammatici (sia mercoledì che giovedì si è andati oltre i 50mila contagi quotidiani registrati). Dati che, prosegue la Stampa, certificano “ormai senza ombra di dubbio il fallimento del presidente nella gestione del coronavirus, se non altro perché gli Usa hanno il 4% della popolazione mondiale e il 25% dei casi e delle vittime”.

“La decisione di Benny Gantz di chiedere lo slittamento dell’annessione è del tutto irrilevante, come del resto è irrilevante la sua politica e la sua figura politica. Chi ha determinato lo spostamento a data da destinarsi di questa divisiva, per usare un eufemismo, mossa unilaterale da parte di Israele si trova al di là dell’Atlantico, a Washington”. È quanto sostiene Avraham Burg, già presidente ad interim di Israele e presidente della Knesset, in una intervista al Fatto Quotidiano. Sottolinea Burg: “Ora non gli fa più comodo e non ha più tempo per aiutare Bibi a salvarsi annettendo la Cisgiordania e la Valle del Giordano. Trump e Netanyahu sono due megalomani narcisisti senza scrupoli né etica, pronti a voltare la faccia a chiunque per salvarsi e mantenere il potere”. L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, riporta al riguardo la “forte preoccupazione su possibili azioni unilaterali che potrebbero mettere ulteriormente a rischio la ricerca della pace fra israeliani e palestinesi e la delicata situazione in Medio oriente” espressa dal Segretario di Stato Pietro Parolin agli ambasciatori di Israele e Stati Uniti.

Misteriosa esplosione nella centrale nucleare iraniana di Natanz, da tempo attenzionata dall’International Atomic Energy Agency. L’azione è stata rivendicata da parte di un gruppo chiamato “Homeland Cheetahs”, I Ghepardi della Patria. “Sarebbero stati loro – racconta il Corriere – a inviare una mail alla filiale locale della Bbc, avvisando che da lì a qualche ora ci sarebbe stato un attacco”. I Ghepardi sarebbero dissidenti del regime, forse ex militari. “C’è il sospetto che siano finanziati dall’estero. Le potenze più ostili alle manovre atomiche dell’Iran – sottolinea il Corriere – sono, come è noto, Israele e gli Stati Uniti”.
Di Iran parla anche Repubblica, segnalando come un milione e mezzo di barili di petrolio siano recentemente transitati da Teheran al Venezuela. Le relazioni tra i due Paesi non sono una novità. Maduro sarebbe però in difficoltà con i pagamenti. L’alleanza potrebbe così “essere lunga quanto a discorsi di sostegno reciproco, ma sarà brevissima quanto a conseguenze economiche pratiche”.

È stato assegnato all’Italia il processo che giudicherà l’azione dei marò Latorre e Girone. L’ex ministro Giulio Terzi di Sant’Agata contesta le decisioni prese all’epoca dal premier Monti e mette a confronto il decisionismo italiano con quello di Usa e Israele (Paesi in cui è stato ambasciatore). “Parliamo – dice a Libero – di galassie diverse. Il rifiuto dell’America di far parte della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità deriva in larga parte dalla preoccupazione che i loro militari possano essere giudicati da magistrati stranieri. Israele ha una consapevolezza straordinaria della funzione dei propri soldati: la sovranità nazionale, su questi temi, è assoluta”.

Andrea Riccardi, sul Corriere, commenta così la volontà di Erdogan di riconvertire in moschea Santa Sofia: “Il revisionismo riaccende le passioni. Forse rafforzerà il presidente alla breve, ma poi le passioni si comunicano nel mondo globale, creando conflitti culturali (speriamo solo questi) dagli esiti incontrollabili per tutti”.

Sette del Corriere intervista la scrittrice palestinese Suad Amiry. Il tema è il suo ultimo libro, Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea (ed. Mondadori), in cui racconta le vicende di due ragazzini di Jaffa nel 1948. Al tempo cioè di quella che i palestinesi chiamano la Nakba, la catastrofe. Più che una intervista il colloquio a tratti sembra un comizio. L’intervistatore ci mette del suo, ribaltando la storia: “È il 1948, le forze israeliane attaccano”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(3 luglio 2020)