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Grazie Nedelia,
grazie morà Dafdafà

“Ciao Ada, fra pochi mesi compirò 89 anni e non mi sento più di collaborare a DafDaf. Ti mando quindi le ultime due puntate delle parole che iniziano con le varie lettere per concludere la rubrica.”
Era il luglio del 2018, e con queste righe Nedelia Tedeschi, la morà Dafdafà, si accomiatava dal giornale ebraico dei bambini. Una collaborazione preziosa, iniziata nella primavera del 2012 con la creazione di un personaggio molto amato, che un mese dopo l’altro ha accompagnato i giovani lettori attraverso una continua scoperta, tra lezioni e indovinelli, giochi e invenzioni sempre piene di quello spirito cui tanto devono generazioni di ebrei italiani.
Su DafDaf aveva scelto di raccontarsi semplicemente così: “Ha insegnato per tanti anni a bambini di tutte le età, divertendosi a inventare giochi, racconti e poesie. Tra le mille cose che ha fatto c’è anche Il giornale Per Noi, che veniva pubblicato prima che nascesse DafDaf”. E per accompagnare questa mini biografia aveva fatto un disegno – che lei definiva “una sciocchezza, uno dei miei scarabocchi” – che la ritraeva in piedi, dietro una cattedra, con davanti a sé un libro aperto e il dito alzato.
Era uno spirito indomito, e generoso, piena di inventiva ma anche capace di una severità sorprendente, quando qualcosa non le andava bene. C’è voluto poco per capire che uno dei suoi scappellotti poteva arrivarmi davvero in qualsiasi momento. Che fosse una imperfezione nella pagina o che semplicemente non le avessi fatto sapere abbastanza in fretta che il materiale mi era arrivato, Nedelia si faceva sentire. All’inizio, non mi vergogno di confessarlo, i suoi rimproveri mi scocciavano, e non poco. Mi sembrava ingiusta, e un po’ rompiscatole…
C’è voluto qualche mese, ma abbiamo preso rapidamente le misure l’una dell’altra, un equilibrio bello fra le esigenze del giornale e i suoi desideri. Anche grazie a un piccolo gioco tra di noi: mi mandava i materiali con una buffa triangolazione che coinvolgeva sua figlia Irene, maestra alla primaria della scuola ebraica come era stata lei, e mio figlio, che era nella sua classe. E spesso suo genero – Beppe Segre, allora presidente della Comunità di Torino – era incaricato di stampare poesie, fotocopiare disegni, e più avanti fare scansioni. A casa mi arrivavano cartelline di illustrazioni (i suoi “scarabocchi”), collage, ritagli, e testi scritti a volte a mano e a volte a macchina. Immancabilmente seguiti da una telefonata – se non l’avevo chiamata subito io – per verificare: “Il mio piccolo messaggero ha fatto il suo dovere?“. E il passaggio a mezzi di comunicazione più tecnologici, avvenuto per la verità dopo parecchi mesi, è dispiaciuto un poco a tutti noi (e soprattutto al piccolo messaggero, che da Nedelia veniva spesso compensato con dei regalini). Casa sua era una incredibile miniera di libri, disegni, immagini, e lei era un vulcano di idee, e di materiali preziosi per far crescere il giornale dei bambini.
Quando ha deciso di fermarsi abbiamo ancora potuto pubblicare per qualche mese le sue cose, avevamo una piccola scorta, tale era stata la ricchezza di spunti e di materiali che aveva mandato. Ed è stato bello sapere che negli ultimi tempi le piaceva comunque sfogliare il giornale ebraico dei bambini, e che ancora si riconosceva in quelle pagine.
La generosità con cui ha proposto rubriche sempre nuove e inventato per così tanti mesi ogni volta un modo nuovo per avvicinare i giovanissimi lettori all’ebraismo è stata un regalo enorme.
E la sua amicizia qualcosa di prezioso.
Non ho mai avuto un lettore così attento come Nedelia.
Ed è giusto riconoscerlo anche pubblicamente: aveva sempre ragione lei.
Ciao, morà Dafdafà.
E grazie.

Ada Treves twitter @ada3ves