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“Leggi razziste e i Savoia,
perdono impossibile”

“Né l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane né qualsiasi Comunità ebraica possono concedere il perdono in nome e per conto di tutti gli ebrei che furono discriminati, denunciati, deportati e sterminati”. È la chiara replica dell’UCEI, ripresa dai quotidiani oggi, alle dichiarazioni del discendente di casa Savoia, Emanuele Filiberto che, a 82 anni dalle Leggi razziste firmate da Vittorio Emanuele III, ha espresso solo ora pubblicamente il proprio ripudio per quell’infame atto, aggiungendo un appello al perdono. “C’è la condanna, ne prendiamo atto, può valere a titolo personale, non è certo un percorso di riabilitazione. – spiega a La Stampa la presidente UCEI Noemi Di Segni in merito alla presa di posizione dell’erede di casa Savoia – Questo forse è ciò che lui cerca, ma i crimini di Vittorio Emanuele III e del fascismo hanno rappresentato un abominio, un tragico vulnus nella storia d’Italia e resteranno un monito per le generazioni”. Sulla stessa linea, la nota della Comunità ebraica di Roma – “Chiedere oggi perdono è un gesto tardivo che non può riparare l’enormità dell’offesa” -, segnalata da Repubblica, che riporta diverse reazioni tra cui quella della scrittrice Lia Levi: “Nel 2018, anniversario delle leggi razziali, ci aspettavamo un gesto (da parte di Emanuele Filiberto) ma non è arrivato”. “Farebbe meglio a stare zitto”, scrive Marco Steiner, vicepresidente del comitato milanese Pietre d’inciampo, in una lettera a Corrado Augias (Repubblica). E in ogni caso, evidenzia Noemi Di Segni, sono altre le persone che vanno ascoltate in questo momento. “Noi abbiamo iniziato da novembre a preparare le iniziative del Giorno della Memoria e con la presidenza del Consiglio abbiamo scelto come tema ‘Fascismi di ieri, nostalgie di oggi’. Abbiamo voluto dedicare la riflessione di quest’anno alle responsabilità italiane del regime, che sono ancora troppo sconosciute. Non c’è abbastanza consapevolezza e perciò oggi i segnali di risveglio e di nostalgia del fascismo vengono spesso sottovalutati. Questo è il convegno online che faremo martedì prossimo. Io inviterei Emanuele Filiberto a seguirlo”.

Memoria. Tanti gli appuntamenti in calendario in questi giorni legati al Giorno della Memoria, la cui genesi è raccontata in un’ampia intervista a l’Espresso da Furio Colombo, che sul Fatto interviene anche sul tema Savoia e sul peso della Memoria. Un peso portato sulle spalle dalla Testimone della Shoah Edith Bruck, che a Repubblica, racconta le sue preoccupazioni per il riemergere dei veleni antisemiti. “L’antisemitismo è tornato, è una nuvola nera sull’Europa”, il monito di Bruck.

Terrorismo suprematista. Nel telefonino e nel computer di Andrea Cavalieri, agli arresti per terrorismo, la Digos di Genova ha trovato il peggio dell’estremismo nero, del suprematismo, dell’ideologia antisemita, razzista, nazista e fascista, racconta oggi Repubblica. “Gli agenti hanno acquisito tutti i nickname contenuti nei computer di Cavalieri per arrivare all’identificazione dei soggetti iscritti al canale sovversivo che faceva proselitismo in rete. – racconta La Stampa – Teoricamente tutti rischiano una denuncia penale per apologia del Fascismo. Intanto dalle carte dell’inchiesta emerge come i due eversivi avessero in programma attentati ben precisi. Uno alla sinagoga di Roma, l’altro una race war (guerra di razza letteralmente) che consisteva in un attacco ‘contro neri e degenerati’”.

Larry King (1933-2021). Grande spazio anche sui quotidiani italiani per ricordare il “re delle interviste” Larry King, scomparso all’età di 87 anni. “Amo essere ebreo, sono orgoglioso della mia ebraicità, e amo Israele”, diceva King in un’intervista nel 2017. Nato Lawrence Harvey Zeiger, cambierà il cognome in King su suggerimento del suo primo datore di lavoro alla radio. Dopo quella timida esperienza, come raccontano Corriere, La Stampa e Repubblica, la sua carriera lo porterà a diventare “l’uomo che intervistava tutti”, dal Dalai Lama ai presidente degli Stati Uniti fino a Gheddafi e Arafat.

Jciak. “Nel film il protagonista idea un vocabolario le cui parole sono coniate dai nomi delle vittime del campo: Gilles crea di fatto un gigantesco memoriale evocativo. Noi stessi nella sceneggiatura abbiamo copiato i nomi nei registri di Auschwitz e di Bergen-Belsen”, così il regista Vadim Perelman racconta al Sole 24 Ore uno degli elementi del suo film Lezioni di persiano, in cui un prigioniero ebreo si inventa una lingua per cercare di salvarsi la vita. A proposito di pellicole, andrà in onda invece questa sera “Sindrome k – il virus che salvò gli ebrei” (Nove), il documentario dedicato alla storia della malattia inventata da alcuni medici di Roma per salvare decine di ebrei dall’orrore nazifascista (Espresso).

Segnalibro. Sul Sole 24 Ore Giulio Busi prende in esame alcuni saggi dedicati alle donne ebree e la Resistenza: “storie individuali, spesso ancora poco conosciute, che rivelano un eccezionale coraggio”. Tra i volumi segnalati e legati a questo tema, Paper Bullets di Jeffrey H. Jackson, Il mio nome è Selma di Selma van de Perre, Ora che eravamo libere di Henriette Roosenburg. Il Corriere Lettura riporta invece la storia di Luigi Ferri, sopravvissuto ad Auschwitz, e la sua deposizione al processo di Cracovia contro le SS. Nelle stesse pagine poi in evidenza il nuovo libro di Alberto Cavaglion, Primo Levi: guida a “Se questo è un uomo” (Carocci): “quello di Cavaglion non è un invito alla lettura e neppure un testo critico, – scrive il Corriere – ma è un modo per entrare dentro le parole del testo leviano, un lavoro di appropriazione e approfondimento del dettato critico”.

La Sinagoga di Ostia. “Ci troviamo davanti al più antico documento che attesti esplicitamente la presenza di Ebrei in Ostia e forse, in assoluto, il più antico documento epigrafico della storia degli Ebrei in Italia”, è quanto spiega lo studioso Fausto Zevi al Messaggero Roma in merito all’iscrizione “millenaria riemersa nella Necropoli ostiense di Pianabella”.

Parole da misurare. “Anna Frank e la Shoah sono vicende tragicamente uniche, nessun paragone possibile” è quanto ha scritto il sindaco Giuseppe Sala in un messaggio alla Comunità ebraica di Milano, correggendo il tiro dopo l’improvvido paragone tra Anna Frank e Greta Thunberg da lui stesso fatto nel corso di un’intervista. Un’uscita stigmatizzata dal Consiglio della Comunità milanese, di cui si parla tra l’altro oggi sul Giornale. “Se i concetti e le parole che vengono espressi dai nostri rappresentanti – il messaggio dell’ebraismo milanese – su un tema così complesso come la Shoah non vengono ben soppesati, gli sforzi di una vita dei testimoni come Nedo Fiano, Goti Bauer, Sami Modiano, Piero Terracina, Shlomo Venezia e la stessa Liliana Segre (solo per citarne alcuni) andranno perduti. Affogheranno sempre di più nella banalità dell’istante, in cui la storia si azzera e il passato si cancella”. A proposito di parole da pesare, al Corriere Bologna Massimo Acanfora Torrefranca, musicologo, vicepresidente della Comunità ebraica ferrarese e membro del Cda del Teatro Abbado, spiega, a fronte di alcune notizie circolate, che “la Comunità ebraica non ha mai fatto pressioni per conoscere in anticipo il contenuto di quello che dirà Moni Ovadia (nuovo direttore del Teatro) in dialogo con Augias nel Giorno della memoria”.

Daniel Reichel