La disperazione di Kabul

Dopo varie settimane l’attenzione mediatica sull’Afghanistan inizia a calare. Un po’ ridimensionato, resta comunque un argomento da prima pagina. Almeno nella gran parte dei quotidiani.
Tra gli altri il Corriere della sera, che mette in evidenza la coraggiosa protesta di un gruppo di donne che hanno cercato di marciare verso il palazzo presidenziale di Kabul con un messaggio: “Non ci metteranno la museruola. Non ci chiuderanno in casa. Non siamo più le donne afghane di vent’anni fa”. I talebani le hanno attaccate a colpi di bastone, con lacrimogeni e gas urticanti. L’inviato di Repubblica descrive così il suo viaggio tra gli abitanti della Capitale: “Mentre prendo appunti, circondato da una folla di chi vuole raccontarmi la propria tragedia, cominciano a riempirmi di pezzetti di carta con su scritto numeri di cellulare e indirizzi, o fotocopie di carte d’identità, curricula o certificati d’invalidità. Chiedo all’interprete di spiegare che non posso aiutarli, se non scrivendo della miseria in cui si trovano nella speranza che qualcuno intervenga in loro favore”. La Stampa propone un reportage dalle montagne di Jalalabad covo dell’estremismo islamico. “Le bandiere dell’Emirato sventolano sui palazzi amministrativi. La faccia dell’ex-presidente Ghani è stata dilaniata da graffi di chiavistelli su di un monumento. Ora – si legge – ci sono i nuovi padroni”.

Le elezioni presidenziali francesi saranno uno degli appuntamenti più significativi del prossimo anno. La partita sembra aperta anche per la destra estrema di Marine Le Pen. Che, come scrive Repubblica, rischia però un’emorragia di voti sovranisti e quindi l’esclusione dal ballottaggio nel caso in cui Eric Zemmour, “uno degli opinionisti più popolari e controversi” del Paese, dovesse scendere in campo. Lo si presenta così: “Sessantadue anni, cresciuto in una famiglia di ebrei algerini, è una delle firme del Figaro ed è la vedette di CNews, la tv di Bolloré diventata la nuova Fox News francese”. Condannato diverse volte per istigazione all’odio razzista, “è il nuovo incubo di Marine Le Pen”.

Il Corriere intervista Jadwiga Pinderska Lech, presidente della Fondazione vittime di Auschwitz-Birkenau. “Il racconto di Liliana Segre è tra i più vividi che abbia mai ascoltato” sottolinea la studiosa, esperta di letteratura italiana. Pinderska Lech racconta poi di quando contribuì a smascherare un impostore che si spacciava per un ex Sonderkommando. Del tutto fuori luogo invece alcuni riferimenti disseminati nel corso del colloquio: come quando, nel riferirsi all’esperienza di una visita a Birkenau, evoca l’idea di una “via crucis”.

“La questione del rapporto tra l’Alleanza, la Promessa e la Torah è una delle più complesse del cristianesimo e una delle più problematiche nel rapporto tra ebrei e cristiani. Affrontare insieme questi delicati argomenti è quanto mai necessario e utile”. È quanto scrivono, in un intervento congiunto pubblicato da Avvenire, il presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia Marco Cassuto Morselli e il francescano e biblista Giulio Michelini.

Viktor Orban: un pericolo sottovalutato dai media e dalla politica europea. Lo ricorda Furio Colombo, sul Fatto Quotidiano, evidenziando l’azione distruttiva della democrazia ungherese portata avanti un passo dopo l’altro. Anche nel segno di un antisemitismo che ha messo nel mirino la figura del filantropo George Soros.

L’Osservatore Romano dedica un articolo all’amicizia, nata sui banchi di scuola, tra Eugenio Pacelli e Guido Aronne Mendes (“il più grande pneumologo ed esperto di malattie tubercolari dell’Italia degli anni Trenta”). Il futuro papa, si legge, l’avrebbe aiutato a mettersi in salvo dopo le leggi razziste.

Il Corriere Roma propone la lettura del romanzo I giorni più belli, incentrato sulla storia di una famiglia romana nel Ghetto. “Pur scrivendo un romanzo, ho voluto essere un attento cronista di quell’epoca” afferma Giancarlo Melosi, che ne è l’autore. Qualcosa però stride. Ed è l’anno di ambientazione della vicenda, il 1520. Il Ghetto fu infatti istituito vari decenni dopo.

Sull’Espresso un ricordo dell’11 settembre a firma di Wlodek Goldkorn, che a quel tempo era il corrispondente dagli Usa. “A vent’anni esatti da allora – la sua riflessione – guardando Kabul in mano ai talebani e con gli occidentali in fuga sembra che la Storia abbia fatto un giro di 360 gradi”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(5 settembre 2021)