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“Eitan deve ritornare in Italia”
La conferma della corte di Tel Aviv

Entro 15 giorni il piccolo Eitan Biran dovrà tornare in Italia, a Pavia. Ovvero al “suo luogo abituale di residenza” da cui “è stato rapito”. È quanto ha deciso la Corte d’appello di Tel Aviv, respingendo il ricorso di Shmuel Peleg, nonno materno del piccolo. Dopo l’udienza in mattinata, i giudici israeliani, sottolineano Corriere e Repubblica, hanno accelerato i tempi e dato una risposta già in tarda serata. “Con tutta la comprensione per il dolore del ricorrente, non c’è alternativa al rigetto del ricorso”, si legge nella sentenza, contro cui i Peleg potranno ricorrere entro sette giorni alla Corte suprema. “Speriamo che, sebbene il ricorrente abbia illegittimamente prelevato il minore, la sua colpa non ricada sul nipote, – dichiarano ancora i giudici – e che al minore verrà permesso di incontrare suo nonno anche in Italia”. Contro Peleg però in Italia è stato emesso dalla magistratura un mandato di cattura internazionale. Al momento, spiega il Corriere, non si è però proceduto a una richiesta di estradizione – che le autorità israeliane in genere non concedono per i propri cittadini – e “in Israele non risulta pervenuto ancora nessun atto formale di arresto”.

Ue-Bielorussia, tensione di confine. Continua lo scontro tra Bruxelles e Minsk, con il dittatore bielorusso Lukashenko che sta usando i migranti – che affollano il confine con la Polonia – come strumento di pressione sull’Europa. E ora minaccia di tagliare i rifornimenti di gas. “Non ci faremo intimidire”, la replica del Commissario Ue Paolo Gentiloni. In mezzo a questo scontro, la vita di centinaia di persone, tragicamente bloccate tra Polonia e Bielorussia in condizioni difficilissime e dopo aver pagato ingenti somme con la speranza di arrivare in Europa, come raccontano i due reportage di Repubblica e Corriere. La strategia del governo di Varsavia rimane quella dei muri. E anche il cancelliere austriaco Schallenberg, intervistato da Repubblica, chiede all’Europa di finanziarli e di “blindare i confini”. Allo stesso tempo avvisa la Polonia: “sullo Stato di diritto non possono esserci sconti”. Su questo fronte, inquietano le immagini che arrivano da Varsavia, con “decine di migliaia di neofascisti ed esponenti dell’estrema destra polacca che hanno partecipato alla controversa ‘marcia dell’indipendenza’ che si tiene regolarmente ogni anno”, come racconta il Fatto Quotidiano.

Terza dose in Italia. Mentre il paese è alle prese con una nuova crescita dei contagi, seppur sotto controllo rispetto ad altre realtà in Europa, alcuni quotidiani si soffermano sulla necessità delle terze dosi. In particolare Domani e il Foglio prendono esempio da Israele, dove la terza somministrazione è stata avviata ad agosto, per spiegare ai lettori perché si deve fare. In particolare, al Foglio Arnon Shahar, capo della task force anti Covid della mutua Maccabi, sottolinea “il richiamo è ciò che si fa normalmente per diversi vaccini, come l’antinfluenzale. Dobbiamo dire chiaramente che i rischi connessi alla malattia sono di gran lunga superiori a quelli legati alla inoculazione”.

Misure anti-Iran. Israele “sta accelerando i piani operativi e lo stato d’allerta per fronteggiare l’Iran e una minaccia nucleare”. È quanto ha dichiarato il capo di Stato maggiore Aviv Kohavi alla Knesset. Ovvero, scrive il Foglio, Israele si sta preparando a possibili raid aerei sull’Iran per bloccarne il programma nucleare. Questo perché il regime di Teheran dichiara di voler negoziare un accordo, ma in realtà prosegue a passo spedito il suo progetto verso l’atomica. Da qui il piano israeliano per evitare di trovarsi impreparati, racconta il Foglio. Sulle stesse pagine, in merito a Israele, si segnala il pessimo clima che si respira nella prestigiosa London School of Economics dove l’ambasciatrice israeliana Tzipi Hotovely, a margine di un incontro, è stata aggredita da un gruppo di manifestanti e scortata via dalle guardie del corpo. Ultimo di una serie di episodi di matrice anti-israeliana nell’accademia.

Primo Levi, la lettera del 1947. Prima di Se questo è un uomo, Primo Levi mise nero su bianco la sua tragia esperienza a Monowitz in una lettera inviata nel 1947 a L’Industria, l’organo ufficiale della Società Chimica Italiana. Una lettera pubblicata oggi da Repubblica con il commento di Marco Belpoliti e che sarà al centro di una riflessione al Teatro Storchi di Modena.

Giustizia amministrativa e persecuzione. Oggi le massime autorità repubblicane, in testa il capo dello Stato, Sergio Mattarella, celebrano a Torino due compleanni: i 190 anni dall’istituzione del Consiglio di Stato e i 50 anni dei Tar. E su La Stampa si riflette sul ruolo della giustizia amministrativa durante il regime fascista. “Le sentenze del periodo fascista sono in continuità con quelle dell’età liberale persino sulle leggi razziali del 1938, che avevano creato un diritto speciale e discriminatorio sottratto al controllo dei giudici. – si legge – In linea con la Corte d’appello di Torino, il Consiglio di Stato nega a questo impianto valore costituzionale. Forzando l’interpretazione sistematica e appellandosi acrobaticamente a clausole generali, distingue ‘le valutazioni politiche dall’applicazione rigorosa delle norme di diritto’”.

Daniel Reichel