LA RIFLESSIONE – Rav Somekh: Il processo la sera del Seder

«Il figlio sapiente (chakham) che cosa dice? ‘Cosa sono le testimonianze (‘edot), gli statuti (chuqqim) e le sentenze (mishpatim) che il nostro D. vi ha comandato?’». Con queste parole (cfr. Devarim 6, 20 e Nachmanide ad loc.) la Haggadah di …

SPORT – La leggenda del calcio iraniano
si schiera con Israele
«Siamo l’Iran, non la Repubblica islamica»

«Siamo l’Iran, non la Repubblica islamica». È una rivendicazione coraggiosa quella che l’ex leggenda del calcio iraniano Ali Karimi ha scritto ieri sul proprio profilo su X (l’ex Twitter), accompagnando lo status con l’immagine di due mani che si stringono: una con i colori della bandiera iraniana; l’altra con quelli della bandiera israeliana. Tutto il contrario, insomma, di quel che auspica il regime di Teheran. Ali Karimi, 45 anni, in attività era conosciuto come il «Maradona d’Asia». Un talento mai banale, capace di giocate sopraffine che avevano impressionato i grandi club europei e in particolare la dirigenza del Bayern Monaco, con cui a metà degli anni Duemila ha vinto un campionato tedesco e una Coppa di Germania. Dopo ben 125 presenze e 39 goal in nazionale, dopo il titolo di calciatore asiatico ottenuto nel 2004 e molti altri riconoscimenti, Ali Karimi conferma di essere un “campione” anche fuori dal campo. Quantomeno di coraggio, come ha più volte dimostrato in questi anni con ripetute prese di posizione a favore dei manifestanti anti-regime.

DAI GIORNALI DI OGGI
Bokertov 15 aprile 2024

Quasi tutti i giornali aprono oggi con approfondimenti e interviste dedicate all’attacco iraniano su Israele, provando a immaginare quali saranno le prossime mosse sia di Gerusalemme che di Teheran. Anche tenendo conto della posizione della Casa Bianca, che si è …

ISRAELE – Daniela Fubini: Notte di angoscia aspettando i missili iraniani

Torinese di nascita, israeliana di adozione, Daniela Fubini vive in un moshav a dodici chilometri da Gaza. Anche lì, stanotte, non si è dormito. «Quando c'è un attacco missilistico da Gaza, la nostra "normalità" è quella dei 30 secondi a disposizione per rifugiarci in un mamad, la stanza sicura dentro casa», racconta Fubini. «Questa volta è stato diverso. Sapevamo di questi droni da ore e abbiamo avuto il tempo di prepararci. Non ci era mai successo, è stato straniante ma non meno angosciante». E così, come in tutti gli altri mamad del paese, «abbiamo messo acqua, frutta e degli spuntini, ma anche dei giochi per intrattenere nostro figlio piccolo».

UCEI – In 100 giovani al Jewish Sport Contest

Un centinaio di giovani ha partecipato all’evento conclusivo del progetto Jewish Sport Contest, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con le Comunità di Roma e Milano e assieme al Maccabi con l’obiettivo di coinvolgere ragazzi nella fascia d’età …

ISRAELE – Tsad Kadima, una marcia per la speranza

“Hike for Hope”, un’escursione per la speranza, è la marcia di primavera a cura dell’organizzazione israeliana Tsad Kadima (Un passo avanti) che da quasi quaranta anni offre assistenza a giovani cerebrolesi e li aiuta ad essere il più possibile indipendenti. …

FIRENZE – Zatelli: Memoria viva, l’arte può fare molto

Il Memoriale delle deportazioni di Firenze, inaugurato lo scorso luglio, è la casa del Memoriale degli Italiani che da Auschwitz ha preso la strada del capoluogo toscano nel 2016. Un trasferimento deciso dopo che le autorità polacche sembravano intenzionate a disfarsene per via di alcuni riferimenti ideologici non graditi, figli dell’epoca in cui fu realizzato. Ricordando le parole di Isaia «Darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato», costitutive a Gerusalemme dello Yad Vashem, si è svolto mercoledì a Firenze un seminario promosso dalla professoressa emerita di Ebraico dell’Università del capoluogo toscano Ida Zatelli e dalla presidente della Fondazione il Fiore, Maria Giuseppina Caramella. Il seminario, sostenuto dalla Comunità ebraica fiorentina, ha affrontato la storia e il significato di questo luogo (Ugo Caffaz), la funzione dei memoriali e dei musei nella didattica della Shoah (Silvia Guetta) e la sfida di rigenerare alcuni luoghi di Memoria come auspicato da Alberto Cavaglion in un suo recente saggio, intitolato “Decontaminare le memorie” (add editore).